Quando pensiamo alla sostenibilità, pensiamo soprattutto in termini di efficienza: consumare meno energia, emettere meno CO₂, usare meno acqua, produrre meno rifiuti. Dopo decenni caratterizzati dall’idea che le risorse naturali fossero sostanzialmente inesauribili e che la crescita potesse proseguire senza vincoli ecologici, abbiamo iniziato a interrogarci sulle conseguenze dei nostri modelli di produzione e consumo. È stato un passaggio necessario, perché l’efficienza ha consentito di misurare l’impatto ambientale degli oggetti, degli edifici, degli impianti e dei processi produttivi. Oggi, tuttavia, basta farsi un giro in un centro di raccolta comunale per comprendere che uno dei temi dell’ecologia del futuro potrebbe essere un tema molto caro al passato: la durata.

Un oggetto sostenibile non è soltanto un oggetto realizzato in materiale riciclato e che consuma poco. È anche – e forse prima ancora – un oggetto che dura nel tempo. È un oggetto progettato per restare utile ed efficiente a lungo, per essere riparato a costi sostenibili. Mi è capitato, anni fa, di prolungare la vita della nostra lavatrice semplicemente sostituendone le spazzole di grafite al costo di poche decine di euro. Un episodio banale, che tuttavia mostra come la durata di un prodotto dipenda spesso dalla possibilità concreta di intervenire sui guasti, anziché considerare immediatamente l’oggetto come da sostituire.