Roma, 5 giugno 2026 – Che ruolo può giocare l’Italia nella corsa globale alle terre rare? Mentre da più parti si evidenzia la necessità – per il nostro Paese più ancora che per gli altri Paesi membri Ue – di consolidare la propria autonomia energetica e investire in una strategia industriale di lungo periodo, ma sostenibile (sia in termini ambientali che economici), il governo italiano ha reso noto, già da qualche mese, di voler riaprire il dossier miniere.

L’interesse, per ora, riguarda più la mappatura del potenziale che l’avvio immediato di nuove attività estrattive. Della nuova partita delle materie prime critiche come questione industriale centrale e leva geopolitica abbiamo parlato con Corrado Baccani, esperto di terre rare e già consulente del ministero delle Imprese e del made in Italy in occasione della pubblicazione, lo scorso gennaio, del documento “Made in Italy 2030. Il Libro bianco per una nuova strategia industriale”.

Italia povera di risorse minerarie? Mito da sfatare

Secondo Baccani, la diffusa convinzione per cui il nostro Paese sia povero di materie prime critiche non è solo infondata, ma anche dannosa, poiché avrebbe contribuito, soprattutto dagli anni Novanta in poi, “alla disgregazione della filiera integrata estrattiva metallurgica e chimica – esordisce – e causato l’indebolimento dei singoli settori industriali”.