Il veicolo da quasi un miliardo per aiutare il Paese a rendersi autonomo dalle catene cinesi è diventato ufficialmente operativo. Ecco a cosa serve e come funziona

Le terre rare non sono solo una questione tra Stati Uniti e Cina. Anche l’Italia è della partita. D’altronde, la dipendenza strategica, non solo energetica, è la nuova forma di colonialismo. Per questo l’Italia ha deciso di attrezzarsi, nel suo piccolo, aspettando che l’Europa tessa la sua rete di accordi con Paesi ricchi di miniere ma fuori dall’orbita cinese, abbracciando l’esempio degli Stati Uniti. Ecco allora spiegato il primo fondo sovrano per le materie prime. Poco meno di un miliardo per provare a diventare adulti e un po’ più autonomi. Con l’affidamento a Invimit della gestione del Fondo Real Asset e a Fondo Italiano d’Investimento di quella del Fondo Imprese, il Fondo Nazionale del Made in Italy entra da oggi nella fase operativa.

Istituito dalla legge quadro sul Made in Italy promossa dal Mimit, e attuato di concerto con il Mef, il veicolo dispone di una dotazione complessiva di 900 milioni di euro per rafforzare le filiere strategiche nazionali e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime critiche. “Con questo Fondo dotiamo il Paese di uno strumento stabile di politica industriale, capace di sostenere la crescita delle imprese e rafforzare le filiere strategiche, a partire da quella delle materie prime critiche, decisive per la transizione energetica e digitale e per i settori più avanzati della nostra economia”, ha dichiarato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. “L’obiettivo è mobilitare nuovi investimenti, mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento, ridurre le dipendenze dall’estero e consolidare la sovranità industriale dell’Italia”.