"Faremo il nostro dovere, ma nel frattempo dobbiamo pensare a noi stessi. Non possiamo aspettare in eterno". L’avvertimento del presidente serbo Aleksandar Vučić all’Europa è un campanello d’allarme e, allo stesso tempo, un dato di fatto, in vista del vertice tra Ue e Balcani occidentali di venerdì. La Cina non è più solo un partner alternativo, ma il principale alleato commerciale della Serbia. Pechino ha speso miliardi per costruirsi questa reputazione nel paese dell’est Europa. Infrastrutture, manifattura pesante, tecnologia di ultima generazione, automotive, energia. Non c’è ambito né settore strategico che i cinesi abbiano trascurato. Anche sul piano militare, Belgrado ha modernizzato il proprio arsenale con i missili supersonici cinesi e spera di accaparrarsi anche i jet da combattimento. La recente visita di Vučić nella Repubblica Popolare garantisce un altro miliardo di dollari di investimenti, e dunque altri accordi, a dimostrazione della volontà pratica di continuare questo rapporto. Una relazione che mette l’Unione europea sull’attenti. La Serbia è una delle candidate a entrare nel gruppo dei 27, così come lo sono altri paesi dei Balcani. Il vertice che si terrà in Montenegro servirà per fare il punto sull’adesione all’Unione europea. Ma l’ingresso è condizionato al raggiungimento di determinati standard, raggiungibili attraverso riforme radicali. Ci vuole tempo. Quello che a Belgrado sembrano non avere più.
I cinesi nel cortile dell'Ue. Export e investimenti, Pechino è in pianta stabile nei Balcani
Mentre Bruxelles discute dell'ipotesi di allargamento al vertice di Tivat, il Dragone sfodera il suo pragmatismo: grazie a scambi commerciali e finanz…















