I comitati del Lazio sono scesi in piazza per chiedere alla Regione di bloccare la realizzazione di un biodigestore a Civitavecchia in grado di smaltire 120mila tonnellate di rifiuti all’anno. Almeno 150 persone si sono riunite la mattina di venerdì 5 giugno in piazza Odorico da Pordenone, di fronte alla sede della Regione, per chiedere lo stop al progetto della società Ambyenta Lazio srl, previsto nella località di Monna Felicita.

Megafoni, striscioni e cori: “Il biodigestore dovrebbe essere realizzato nel cuore di una zona industriale e commerciale dove lavorano almeno 1500 persone e infine è a meno di un chilometro da due quartieri come la Scaglia e Borgata Aurelia dove vivono più di seimila persone: temiamo danni per la salute”, spiega Antonio Burattini del comitato No biodigestore a Civitavecchia.

Il piano ha superato l’iter burocratico ma è ancora in stallo anche a causa della mobilitazione di residenti e comitati locali e regionali. In base al progetto, l’impianto dovrebbe trattare 120mila tonnellate di rifiuti umidi all’anno e produrre 8 milioni di metri cubi di biogas, da trasformare in biometano. Ma i residenti non nascondono le forti preoccupazioni per le conseguenze ambientali, sanitarie e anche dal punto di vista logistico. “L’impianto dovrà trattare anche 25mila rifiuti speciali e avrà un impatto enorme sulla vivibilità del quartiere: è previsto il passaggio di più di 70 camion al giorno in arrivo al biodigestore e almeno una ventina di mezzi pesanti in uscita. Per noi sarà impossibile muoverci” conclude Burattini. La quantità di rifiuti prodotti da Civitavecchia si aggira intorno alle 10mila tonnellate annue per cui la stragrande maggioranza dei rifiuti trattati dal biodigestore arriverà da Roma o da altre aree della provincia.