Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 19:12

Lungo la via Prenestina, al di fuori del Grande Raccordo Anulare, sorgerà un impianto a biomasse. Nello spazio inedificato tra Colle Monfortani e Colle Prenestino, “a 500 metri dall’Istituto superiore Emilio Sereni”, scrivono i Comitati. Il Comitato di Quartiere Colle Prenestino, insieme a quelli Colle Monfortani, Nuovo Prato Fiorito, Nuova Ponte di Nona, Nuova Tor Bella Monaca, tante cittadine e cittadini, Uniti insieme, oltre all’Associazione consumatori Konsumer Italia, incassano la sconfitta, dopo anni di manifestazioni, proteste e petizioni. Con il reiterato supporto dell’amministrazione del municipio VI. La sentenza del Tar del Lazio chiude la vicenda, forse. Dichiarando i ricorsi “in parte irricevibili per tardività”, mentre “in parte li respinge”. Anche se per gli abitanti della zona “il Tar ha puntato tutto sugli aspetti formali, senza prendere in considerazione i reali rischi ambientali e la trasformazione del territorio”.

Il “Progetto per un impianto per riciclo di biomasse e richiesta di connessione alla rete elettrica esistente dell’impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili situato in via Prenestina 1280” viene presentato alla Regione Lazio dalla Società Agricola Salone Srl a maggio 2019, “ai fini degli adempimenti previsti per l’espressione delle valutazioni sulla compatibilità ambientale”. Esteso su un’area di 41.300 metri quadrati, è previsto che l’impianto tratti ogni anno 75mila tonnellate di rifiuti dei quali 50mila organici, il restante di rifiuti verdi. Sostengono i Comitati in un report sui possibili effetti avversi: “Un impianto che presenta importanti ed evidenti criticità che sono state superate per favorire più gli interessi economici che i privati hanno sulla gestione dei rifiuti che la millantata urgente “pubblica utilità”. Un progetto che ad aprile 2021 l’area Valutazione Impatto Ambientale della Regione Lazio aveva ritenuto non compatibile, in quanto “troppo vicino alle case e ai luoghi sensibili, come le scuole”.