Dopo anni di carriera e successi internazionali Stefano Poda – regista, scenografo, costumista, light designer, coreografo – conserva intatta la curiosità, l’energia e l’urgenza della ricerca. Grazie ad esse continua a immaginare il teatro come un’opera totale. Mentre racconta il nuovo allestimento della “Tosca” di Puccini al Regio – in Anteprima Giovani giovedì 11 e per tutti da venerdì 12 a domenica 21, in coproduzione con l’Abay Kazakh National Opera – si sposta veloce da una sala all’altra per seguire prove, costumi, scene, movimenti, dettagli. Seguendolo – o più precisamente inseguendolo – si assiste a quel piccolo miracolo creativo che accompagna ogni spettacolo. Dopo il successo di “La Juive”, Stefano Poda (con Paolo Giani Cei regista collaboratore, torna sul palcoscenico torinese con un allestimento, che unisce arte, tecnologia e riflessione sul presente. Che cosa racconta oggi “Tosca”? «Il passaggio dal mondo vecchio a quello nuovo, dopo la Rivoluzione francese. È una storia che si ripete, anche oggi siamo coinvolti in un passaggio convulso verso un futuro d’incertezza. Eppure, duecento anni dopo Napoleone e cento anni dopo Puccini, siamo ancora qui stretti attorno ai nostri simboli . Questa “Tosca” parla proprio del valore della nostra cultura, capace di rinnovarsi all’infinito senza perdere la propria identità». È una donna diversa in questa versione? «Si trova al limite fra due mondi. È innamorata del nuovo e del rivoluzionario, ma dipende ancora dal vecchio ordine. Alla fine non riuscirà a risolvere questo conflitto storico, ma sceglierà la libertà da entrambi».