Un conto gioco aperto dallo Stato a insaputa del giocatore con i dati presi dalla tessera sanitaria. Pochi spicci puntati alla volta, piccole vincite e nuove giocate che nei tabulati diventano decine di migliaia di euro. Ma non soldi incassati: sono la somma dell'intero movimento di gioco che si moltiplica di puntata in puntata, senza tenere il conto reale della eventuale vincita e incasso. È attorno a questo meccanismo che il tribunale ha assolto P. G., difeso dall’avvocato Vincenzo Giambruno. Per l’accusa, aveva ottenuto il reddito di cittadinanza senza dichiarare vincite alle slot online per oltre 24 mila euro nel 2019 e 37 mila euro nel 2020. Per il giudice Giulia Calafiore, quinta sezione penale, quei numeri non bastano a dire che l’imputato avesse davvero ricevuto quel denaro.Secondo la Procura, che in aula aveva chiesto due anni e un mese di reclusione, quelle somme non comunicate avrebbero consentito a G. di percepire 21 mila euro dall’Inps. Ma il processo ha mostrato un’altra realtà: non un beneficiario del sussidio che incassa decine di migliaia di euro e le nasconde, bensì un giocatore che entrava in agenzia e caricava 5 o 10 euro senza vincere praticamente nulla.Il fascicolo nasce da un controllo della Guardia di finanza di Partinico, partito da una segnalazione del Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie di Roma. Gli investigatori incrociano le banche dati Inps-Isee con quelle dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Da lì spuntano le presunte vincite: G., percettore del reddito, risulta collegato a movimenti di gioco online che, secondo l’accusa, avrebbe dovuto indicare nelle domande del 2019 e del 2020.G. dice di non avere mai ricevuto né prelevato quelle somme. Il titolare di un’agenzia di scommesse a San Giuseppe Jato e conoscente dell’imputato conferma il quadro. Alla domanda se G. avesse ritirato «19 mila, 20 mila euro», risponde: «Assolutamente no». Sempre il titolare dell'agenzia spiega che poteva capitare qualche vincita da «20, 50, 100» euro, ma che G. «veniva solitamente a caricare 5, 10 euro per volta».La differenza sta qui: il tabulato registra il volume di gioco, non l’incasso. Con 10 euro, racconta il titolare dell'agenzia di scommesse, si può giocare «dai 5 ai 10 minuti» oppure «anche per ore», perché quei 10 euro «vengono sviluppati. Perché il giocatore può decidere la sua puntata: può essere di dieci centesimi, venti centesimi, un euro... e così via». Se si vince poco, si rigioca; se si perde, il denaro rientra nel circuito della piattaforma. Alla fine il sistema può restituire un totale alto, ma quel totale è un cumulo di passaggi moltiplicati, non l'effettiva vincita di migliaia di euro. Insomma, il conto gioco, agganciato ai dati del giocatore a sua insaputa, ha generato numeri enormi senza che dietro ci fosse una ricchezza reale.
Reddito di cittadinanza e vincite online, assolto: «Quei 60 mila euro erano solo movimenti di gioco»
Gli investigatori incrociano le banche dati Inps-Isee con quelle dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Da lì spuntano le presunte vincite









