L’incrocio delle banche dati continua a far emergere irregolarità sul Reddito di cittadinanza, nonostante la misura sia stata archiviata da oltre un anno.
Da gennaio 2025 l’attività di analisi del rischio condotta dall’Inps insieme alla Guardia di Finanza ha consentito di individuare oltre 3.300 beneficiari che non avevano i requisiti per accedere al sussidio, facendo emergere un’indebita percezione che supera i 43 milioni di euro.
L’operazione rientra nel protocollo di collaborazione tra l’Istituto di previdenza e il Nucleo speciale Spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di Finanza, che punta a rafforzare i controlli attraverso l’integrazione delle banche dati e l’analisi preventiva delle posizioni considerate più esposte al rischio di frode.
Due filoni di irregolarità: pregiudicati e partite Iva Le verifiche si sono concentrate su due fronti: il primo riguarda i percettori che, al momento della domanda presentata tra il 2019 e il 2021, non avevano dichiarato lo stato detentivo oppure la presenza di condanne per reati che impedivano l’accesso al beneficio.
Dopo un ulteriore affinamento, la Gdf ha trasmesso ai reparti territoriali 4.374 posizioni da verificare.









