Era il 7 luglio del 1976, e quel giorno a Catania è ricordato come la strage dei ragazzi. Dei "picciriddi", per la precisione: perché le quattro vittime, tutte di età compresa tra i 13 e i 15 anni, sono poco più che bambini: Giovanni La Greca, Riccardo Cristaldi, Lorenzo Pace e Benedetto Zuccaro. Uno di loro, si narra, aveva scippato la madre di Nitto Santapaola, proprio a San Cristoforo, il quartiere centro del suo potere criminale. Saranno uccisi e gettati in un pozzo. Marco Barbarossa, gestore della storica "Città dei Ragazzi" di via Gramignani, nella zona degli Angeli Custodi, proprio all'indomani della morte del capo assoluto di Cosa Nostra catanese - che poi non fu considerato responsabile processualmente delle uccisioni, anche se le responsabilità della famiglia mafiosa da lui guidata non sono mai state messe in dubbio - aveva rilanciato un appuntamento: la realizzazione, per il 50esimo anniversario di quella strage, di un grande murales proprio nella facciata dell'istituto.

Un istituto storico la "Città di Ragazzi", che mezzo secolo fa era già attivo, fondato negli anni '50 da monsignor Santo D'Arrigo, e il murales rappresenterà la memoria di un quartiere che non è stato solo Santapaola: «In giorni come questo, noi preferiamo ricordare non tanto la morte di un boss, ma tutte le vittime della della mafia, della criminalità organizzata, spesso innocenti. Un po' come la storia dei quattro picciriddi», aveva detto il giovane operatore sociale lo scorso 4 marzo, dopo la morte del boss. Che anticipa: «Lo inaugureremo ufficialmente il 7 luglio, che è anche l'anniversario della sottoscrizione del Patto Educativo San Cristoforo, alla presenza delle autorità, tra cui il presidente dell'Ars Gaetano Galvagno: il progetto è finanziato dalla Fondazione Federico II».