Reggio Emilia, 5 giugno 2026 – Una vicenda, quella verificatasi sempre nella bassa reggiana, che riporta alla memoria i fantasmi di Novellara e la tragica sorte di Saman Abbas, ma che questa volta racconta un epilogo fortunatamente opposto. Grazie al ritrovato coraggio di una ventiduenne pakistana di ribellarsi ai propri genitori e alla tempestiva attivazione del "Codice Rosso" da parte della Procura di Reggio Emilia, si è potuta scrivere una diversa parola fine: non un dramma irreparabile, ma una sentenza di condanna.

I genitori della ragazza sono stati infatti condannati in primo grado a due anni e 15 giorni di reclusione per anni di maltrattamenti e tentata induzione al matrimonio forzato. La sentenza, emessa il 3 giugno 2026, conclude una complessa attività di indagine condotta dai Carabinieri di Boretto con il supporto dei loro Colleghi del Norm di Guastalla sotto il costante coordinamento della Procura di Reggio Emilia, diretta dal Procuratore Calogero Gaetano Paci.

I protagonisti, un uomo di 54 anni e una donna di 51, entrambi pakistani, sono stati ritenuti responsabili di condotte vessatorie iniziate nel 2017 e protrattesi fino al maggio 2023. Questo il quadro emerso dalle indagini: la figlia “colpevole” di aver intrapreso una relazione sentimentale non approvata, veniva privata del cellulare, isolata all’interno della famiglia e costretta a recarsi più volte in Pakistan contro la sua volontà; minacciata di non farla ritornare se non avesse accettato il fidanzamento con un cugino, residente in Pakistan, con il quale veniva costretta a sposarsi a distanza nel 2018 e obbligata a recarsi in Pakistan, contro la sua volontà, per convivere con il marito.