Una coppia di genitori pakistani condannata in primo grado per anni di maltrattamenti e tentata induzione al matrimonio forzato nei confronti della figlia. Le violenze iniziate nel 2017 sono continuate fino al 2023. Una storia che ricorda quella di Saman Abbas, uccisa dai suoi familiari.

Leggere quanto accaduto a una ragazza pachistana di 22 anni residente nella bassa reggiana riporta immediatamente alla memoria la tragica storia di Saman Abbas, la diciottenne uccisa dai suoi stessi parenti e per il cui omicidio sono stati condannati in appello i genitori, due cugini e uno zio, un vero e proprio “clan” familiare ritenuto responsabile di aver orchestrato e premeditato l’omicidio di una ragazza “colpevole” solo di voler vivere la sua vita.

In questo caso, fortunatamente, nonostante anni di vessazioni e violenze, questa ragazza si è salvata. E i suoi genitori sono stati condannati. Stando a quanto emerso, quella figlia era da loro considerata “colpevole” per avere una relazione sentimentale che non approvavano. E per questo prima le avevano tolto il cellulare, poi l’avevano isolata e costretta ad andare in Pakistan contro la sua volontà. E ancora, l’avevano minacciata di non farla tornare se non avesse accettato il matrimonio forzato con un cugino, di notte l’avevano chiusa a chiave in una cantina e picchiata. Il padre la faceva inginocchiare e la percuoteva con pugni alla schiena facendole sbattere il viso contro il pavimento. Anni fa la giovane ha anche perso un figlio: scoperta la gravidanza, è stata presa a pugni all'addome e alla schiena e costretta ad abortire. Le vessazioni sarebbero andate avanti dal 2017 fino al 2023, l’aborto risale al dicembre del 2022. La ragazza, nonostante l’incubo nelle mura domestiche, è riuscita a ribellarsi e a denunciare tutto ai carabinieri.