TREVISO - «Noi veneti siamo gente pratica e senza tanti giri di parole: sappiamo bene che i lavoratori stranieri ci servono come il pane. Le nostre famiglie ne hanno bisogno per la cura della casa e degli anziani, per portare cibo a tavola con i lavori agricoli e nei ristoranti, per guidare bus e camion. Affittiamo le nostre case e chi ne ha bisogno, italiani e stranieri». È questa la riflessione dell'anonima imprenditrice che ha voluto regalare un'altra settimana in albergo, accettata però da sole quattro persone, ai ragazzi pakistani sgomberati dal park Dal Negro.

Riflessione che apre il dibattito che vede una molteplicità di opinioni e posizioni. Per esempio Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio Treviso-Belluno, non è poi così d'accordo: la Marca, come il Veneto e più in generale l'Italia, ha sì bisogno di lavoratori, ma qualificati e non per forza stranieri. E lo ha detto chiaramente quando ha parlato dell'accordo stretto con l'Ecuador per importare in Italia profili qualificati da inserire proprio in un settore delicato come quello dell'assistenza: «Partiamo da un presupposto - spiega Pozza - accogliere tutti è impossibile. Perché poi a queste persone devi assicurare una casa, integrazione, servizi. Alle imprese servono lavoratori qualificati, quindi facciamo in modo di formare la gente e che poi siano le imprese a prenderli. Con la Prefettura abbiamo fatto, e stiamo facendo, un grande lavoro per la formazione di chi sta nei centri d'accoglienza.E, per quanto riguarda il settore dell'assistenza, stiamo avviando un progetto con l'Ecuador, che poi si potrebbe allargare a Guatemala e Perù. L'obiettivo è formare i lavoratori direttamente in Ecuador, e poi arriveranno qui già specializzati, in base ai vari indirizzi. Il sistema sarà curato dall'associazione delle camere di commercio. Poi potremmo guardare anche ad altri paesi. Ma oggi si è aperta una possibilità concreta con l'Ecuador, dove ci sono anche tanti oriundi che già masticano la lingua italiana. Le imprese hanno bisogno di manodopera, ma sicuramente va selezionata». L'allarme Intanto resta il problema di chi è già qui e fatica a trovare un posto dove stare. Venerdì, in Prefettura, ci sarà un incontro del tavolo sull'immigrazione ma intanto la questione dei senza fissa dimora tiene banco. Ieri pomeriggio si è rischiato l'incendio all'interno dell'ex consorzio agrario di via Castellana. Nel tentativo di riscaldarsi, un clochard ha provocato un principio d'incendio. L'episodio si è verificato attorno alle 17.30 all'interno di uno dei locali della struttura, più riparato rispetto alla strada principale. Sul posto, dopo la segnalazione di una colonna di fumo e di un odore acre proveniente dallo stabile, sono intervenuti la polizia locale e i vigili del fuoco del vicino comando. Gli operatori hanno riscontrato evidenti segni di almeno un bivacco abusivo: rifiuti di vario genere, cartoni, un materasso, stracci, bottiglie e lattine. All'arrivo delle forze dell'ordine non era presente nessuno, ma sono in corso approfondimenti per risalire all'identità dell'occupante. Non si esclude che il sito abbandonato sia il suo rifugio notturno abituale. Già l'11 settembre dello scorso un senzatetto aveva provocato un incendio bruciando rifiuti all'interno dell'area. Era stato arrestato.Profughi, ritorno al park Dal Negro: «Meglio qui che in hotel»