di
Vera Martinella
Per stabilire la cura più indicata, fin dal momento della diagnosi, serve il test genetico per avere una terapia personalizzata: così si allunga, persino di molti anni, la sopravvivenza dei malati (anche metastatici)
Uno studio dimostra che, nei pazienti con un tumore ai polmoni in stadio iniziale, con un farmaco mirato contro l'alterazione del genere RET si riduce moltissimo il rischio di recidiva, progressione di malattia e morte.Un altro studio, su persone e con mutazione di ALK, indica che con un altro medicinale mirato oltre la metà dei malati è ancora viva sette anni dopo, anche in presenza di metastasi anche cerebrali.Sono due delle sperimentazioni più rilevanti presentate nei giorni scorsi a Chicago durante il congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (Asco) nell'ambito dell'oncologia polmonare e confermano una direzione ben definita: «Si apre una nuova era, quella della medicina personalizzata, per la cura di vari sottotipi di cancro ai polmoni - dice Antonio Passaro, direttore dell'Oncologia Toracica dell'Istituto Europeo di Oncologia a Milano -: ormai è chiaro che un numero crescente di persone può trarre beneficio dai nuovi farmaci mirati contro le specifiche mutazioni che guidano la crescita del tumore. Con vantaggi sia in termini di un allungamento della sopravvivenza (fino a non molto tempo fa ferma a pochi mesi, mentre oggi arriva anche a diversi anni), sia sul fronte della qualità di vita, perché si riduce la necessità di fare chemioterapia e la tossicità delle terapie tradizionali». E, cosa non da poco, i miglioramenti riguardano i pazienti con una malattia in fase iniziale, ma anche quelli in stadio avanzato e metastatico.







