Il tumore del polmone resta la principale causa di morte oncologica nel mondo occidentale. In particolare, l’adenocarcinoma polmonare – la forma più diffusa –, anche quando diagnosticato in fase precoce e trattato chirurgicamente, può ripresentarsi. Uno dei fattori più insidiosi è la cosiddetta “invasione vascolare”, ovvero la capacità del tumore di infiltrarsi nei vasi sanguigni circostanti, aumentando il rischio che la malattia ritorni. Fino ad oggi, questa caratteristica poteva essere identificata solo dopo l’intervento, attraverso l’analisi del tessuto tumorale. Ma una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Communications, potrebbe cambiare radicalmente l’approccio clinico.

Tumore al polmone, via libera europeo per una nuova combinazione di farmaci

Un test prima dell’intervento

Un gruppo di ricercatori della Boston University Chobanian & Avedisian School of Medicine ha identificato per la prima volta un insieme di geni la cui attività cambia nei tumori con invasione vascolare. Non solo: queste alterazioni risultano rilevabili anche in piccoli campioni prelevati con biopsia prima dell’intervento chirurgico. “Potrebbe essere una svolta per i pazienti con tumore del polmone in fase iniziale”, spiega Marc Lenburg, autore senior dello studio. “Un semplice test basato sulla biopsia potrebbe aiutare a individuare i pazienti a più alto rischio di recidiva e guidare meglio le decisioni terapeutiche”.