di
Michela Cirillo
L'ex fidanzato: «Ora le ricerche le stiamo facendo noi. Per questo mio padre è caduto»
Un altro no, per Francesco Dolci. La Corte d’assise di Milano non ha ammesso la richiesta del 41enne di Sant’Omobono Terme di costituirsi parte civile nel processo per il femminicidio di Pamela Genini. L’istanza di Dolci è stata avanzata dalla sua legale Eleonora Prandi, che lo difende con l’avvocata Isabella Colombo. Prandi ha fatto leva sul rapporto «parallelo» che Dolci avrebbe avuto con Genini mentre lei stava con Soncin: «Avevano una relazione stabile da maggio 2025 — ha affermato davanti alla Corte presieduta dalla giudice Antonella Bertoja —. Francesco è stata l’ultima persona che Pamela ha chiamato prima di essere uccisa. Lei gli aveva chiesto di sposarla». A sentire queste parole, la mamma di Pamela Una Smirnova ha accennato l’unico sorriso, sarcastico, di tutta la giornata. «L’esistenza di un rapporto sentimentale di pochi mesi, da maggio a ottobre 2025, non caratterizzato da una stabile e continuativa convivenza e interessato da un rapporto sentimentale parallelo della vittima non consente di riconoscere la legittimazione alla costituzione di parte civile di Francesco Dolci», ha argomentato la presidente Bertoja respingendo la richiesta del 41enne.Come era prevedibile, è stata invece accolta la richiesta di costituzione di mamma Una, assistita dall’avvocato Nicodemo Gentile, dei fratelli di Pamela, Nicola e Veronica, con l’avvocato Alessandro Turconi e del padre Sergio con l’avvocata Giuliana Marano.Ancor prima che i giudici decidessero, la richiesta del team legale di Dolci aveva ricevuto la forte opposizione della pm Alessia Menegazzo e dell’aggiunta Letizia Mannella, oltre che degli avvocati di Soncin, Pietro Sartori e Simona Luceri. A scagliarsi più duramente contro il 41enne è stato Gentile: «In questo caso la realtà supera la più fervida immaginazione. Dolci è stato stalker di Pamela sia in vita che dopo la morte, senza alcun rispetto per la famiglia e per questo processo. La loro era una frequentazione superficiale, frivola. La Procura di Bergamo (che ha indagato Dolci per la profanazione del cadavere di Pamela ndr) parla di un incessante atteggiamento asfissiante. Lei lo chiamava “amico con benefit”, “zerbino”. La richiesta di costituirsi parte civile è un’offesa non solo alla famiglia, ma alla giustizia». A Gentile ha fatto eco, a margine dell’udienza, Pier Giuseppe Rota, compagno della mamma di Pamela: «Dolci ha sempre e solo tentato di screditare chiunque si trovasse intorno a Pamela e di depistare le indagini per trovare il responsabile della profanazione. Non è vero che aveva una relazione con lei: era ossessionato e più volte ha provato a far credere a me e ai vecchi fidanzati di Pamela che lei si trovasse in brutti giri o avesse relazioni con altri». Dolci (che non c’era) ha poi commentato la decisione del tribunale e le dichiarazioni della famiglia Genini: «Sembrava un processo a me e non a Soncin. Non ho mai stalkerato Pamela, era lei a cercarmi. Come parte civile avrei lottato per Pamela, non lo facevo per soldi». Non esce dal processo, però, perché sarà chiamato a testimoniare (prossima udienza il 13 luglio): «Ho visto tutte le dinamiche che Pamela ha subìto sin dall’inizio. È grazie ai miei racconti che potranno ricostruire che questo omicidio è stato premeditato». Dolci ha parlato al telefono. Era ancora preoccupato per l’incidente del giorno prima del padre Livio, con un escavatore. «Da oltre una settimana stiamo ribattendo le stesse zone già esplorate dai carabinieri con i cani per trovare il teschio di Pamela (sottratto alla salma ndr). Continuiamo a ribaltare casa perché temiamo che qualcuno possa metterci la testa per incastrarmi». La sua avvocata Prandi è contrariata dalla decisione della Corte: «In sentenze recenti gli amanti delle vittime sono stati ammessi come parti civili, la nostra richiesta non era casuale».













