Milano, 4 giugno 2026 – “Come parte civile avrei potuto combattere con il mio avvocato contro Soncin'”. Così Francesco Dolci, l'amico di Pamela Genini indagato dalla Procura di Bergamo per il vilipendio del suo cadavere, commenta all'Adnkronos la non ammissione come parte civile al processo per l'omicidio della modella 29enne contro l'ex Gianluca Soncin.
“Bisogna sempre affidarsi nelle mani della giustizia, ma io ero la persona più vicina a Pamela e infatti quando aveva bisogno mi veniva sempre a cercare. Di certo non lo facevo per soldi di costituirmi parte civile, ma per combattere fino alla fine questa guerra. I giudici hanno scelto questo e va bene”, commenta Dolci, assente questa mattina alla prima udienza del processo di fronte alla Corte d'Assise di Milano.
In aula il legale della madre della vittima, Nicodemo Gentile, si è opposto alla costituzione come parte civile dell'amico ora indagato per vilipendio di cadavere, definendolo uno “stalker in vita e dopo la morte”. "Io di fronte a queste cose sono totalmente allibito. Mi hanno riferito che sembrava il processo a me e non a Soncin'”, replica Dolci.
“Come sempre dalla morte di Pamela a questa parte la famiglia attacca me e non Soncin. Mi sembra assurdo che queste persone parlino di miei atti persecutori nei confronti di Pamela, che non sono veri, e nessuno invece parla di quelli di Soncin'”, aggiunge Dolci, respingendo le accuse di stalking mosse dal legale della madre della vittima: '”Se fossi stato uno stalker, perché Pamela avrebbe passato settimane intere qua a casa mia? Cercare il bene e preoccuparsi è ben diverso che fare atti persecutori. Io ho sempre cercato di salvarla”.












