In Val di Susa si raddoppia. Dopo il movimento No Tav è nato il Comitato Zero Emissioni. L’obiettivo è evitare che si realizzi un nuovo investimento destinato nelle intenzioni dei promotori a riaprire l’acciaieria Beltrame di San Didero ferma dal 2013. San Didero è un paesino di 500 anime scarse ma che in questa congiuntura ha una centralità assoluta: è qui che dovrebbe sorgere il contestato autoporto legato al progetto Tav, è qui che a metà aprile gli attivisti hanno dato vita all’ennesima azione dimostrativa di “battitura delle recinzioni” del cantiere ferroviario ed è ancora qui che ha sede l’acciaieria contestata.I No Tav definiscono la centralità di San Didero come “un doppio attacco” e riescono in questo modo a tenere alta la temperatura delle proteste in valle. Pochi giorni fa si è tenuta un’affollata assemblea nel paesino e si è saldato almeno temporaneamente un asse tra i movimenti contro il treno veloce, gli amministratori locali e gli ambientalisti della valle. Ma facciamo un passo indietro. L’impianto siderurgico è stato per decenni un caposaldo dell’attività economica e dell’occupazione in valle. Nel 2012-13 però la produzione di acciaio fu interrotta e il forno elettrico spento, lasciando aperti solo i laminatoi. A determinare la chiusura dei cancelli furono insieme una crisi finanziaria che obbligò il gruppo a ristrutturare la propria presenza in Italia e le forti pressioni locali che denunciavano l’inquinamento della valle e la contaminazione di diossina e Pcb. Ora, a più di dieci anni di distanza, il gruppo Beltrame ha deciso di reinvestire in alto Piemonte: vuole riaccendere il forno, produrre a regime 800 mila tonnellate d’acciaio, spendere 40-50 milioni e creare ex novo 150 posti di lavoro diretti. I Beltrame assicurano anche che utilizzeranno le migliori tecnologie presenti sul mercato europeo per contenere le emissioni e i fumi.Il gruppo è un peso medio della siderurgia europea (900 milioni di ricavi), anch’essa una sorta di multinazionale tascabile con stabilimenti in Francia, Germania, Romania e Svizzera. In tutto, quattro acciaierie e dodici laminatoi. I dipendenti in tutta Europa sono 2.900, il Financial Times l’ha inserito tra gli Europe’s Best Employers 2026 e il quartier generale è a Vicenza. Vicepresidente del gruppo è Barbara Beltrame Giacomello, attuale presidente dell’importante Confindustria di Vicenza e in passato anche vicepresidente nazionale. Interpellata, Beltrame non vuole commentare quanto sta maturando in Val di Susa, il timore di un impasto negativo acciaio-No Tav evidentemente consiglia, per ora, il silenzio. Ma non sarà così per molto. Anche perché il gruppo Beltrame ha avanzato un’istanza di Valutazione impatto ambientale (Via) alla Città metropolitana di Torino e ovviamente aspetta una risposta. Una conferenza dei servizi che dovrà dare un suo parere è prevista per fine giugno.Il sindaco Alberto Lorusso è stato eletto nella lista civica Rinnoviamo San Didero e in continuità con i suoi predecessori è considerato molto vicino al movimento No Tav. L’amministrazione considera “uno spreco pubblico” l’autoporto e il sindaco ha partecipato a quasi tutte le manifestazioni di protesta indossando la fascia tricolore. Insieme ad altri suoi colleghi si è espresso contro la presenza delle forze dell’ordine in valle bollandola come “una militarizzazione del territorio”. Nessuna sorpresa, dunque, che si sia schierato contro l’acciaieria. Al Corriere di Torino ha dichiarato di “non voler ricadere in brutte esperienze già vissute”, di aspettare l’esito della Via ma “questo investimento rischia di svuotare il paese: già abbiamo l’autoporto della Tav, così arriveranno 120 tir in più per portare i materiali all’acciaieria”. Per ora l’opposizione-senza-se-e-senza-ma non trova del tutto allineati i sindaci e infatti il pd Jacopo Suppo, primo cittadino di Condove (11 chilometri da San Didero) e vicesindaco della Città metropolitana, cammina sulle uova: “Chiediamo un incontro alla proprietà per conoscere il piano industriale” e comunque “non vogliamo contrapporre il lavoro alla salute”. E il sindacato? Finora non è entrato a piedi uniti nella querelle, si sa del resto che storicamente la Fiom è stata molto solidale con il movimento No Tav. In attesa di sviluppi la Cgil e il sindacato confederale sono salomonici: non firmano un “no” a prescindere ma rifiutano anche un’approvazione incondizionata. La riapertura del polo industriale è accettabile solo se l’investimento sarà realmente green.
Benvenuti a San Didero, capitale dei No Tav e dei No acciaio
Il gruppo siderurgico Beltrame vuole riaccendere il forno fermo dal 2013 e produrre 800 mila tonnellate d’acciaio. Ma in Val di Susa il progetto rischia di saldare No Tav, ambientalisti e amministratori contrari









