Il grande forno è spento dal 2012. Da quando AFV Acciaierie Beltrame, gruppo siderurgico vicentino specializzato nella produzione di laminati per edilizia e industria, decise di interrompere l'attività della fonderia nello stabilimento valsusisno tra San Didero e Bruzolo, lasciando attivo soltanto il comparto di laminazione. Oggi però quel gigante fermo da oltre tredici anni potrebbe tornare a riaccendersi. L'azienda ha presentato il piano industriale per la riattivazione e l'ammodernamento dello stabilimento: il cuore del progetto, che vale circa 50 milioni di euro, è il ritorno in funzione del grande forno elettrico ad arco e della colata continua. Un passaggio che riporterebbe in Val di Susa il ciclo siderurgico integrale, consentendo al sito di tornare a produrre acciaio internamente, in modo da ridurre la dipendenza dall'estero. L'obiettivo è raggiungere una capacità produttiva nominale di 800 mila tonnellate annue. Una scelta industriale che per Beltrame significa ridurre la dipendenza dagli altri impianti del gruppo e rafforzare il ruolo strategico del sito valsusino. Progetto industriale Beltrame: nuovi impianti e infrastrutture Il progetto riguarda un'area industriale complessiva di circa 15, 8 ettari. Gli interventi interesseranno oltre sette ettari dello stabilimento, tra aree coperte e spazi esterni, e prevedono anche nuove infrastrutture di servizio: una torre piezometrica alta 28 metri destinata al raffreddamento di emergenza, un impianto di auto-produzione di ossigeno e una duna ambientale a nord del parco scorie, realizzata con materiale proveniente dagli scavi. Sul fronte ambientale, l'azienda dovrà adeguarsi alle “Bat” (le Best Available Techniques) previste dalla normativa europea, che impongono l'utilizzo delle tecnologie più avanzate disponibili per limitare l'impatto delle emissioni. Il piano prevede un sistema di trattamento dei fumi potenziato e centralizzato, con una grande cappa di captazione inserita in una struttura insonorizzata, un ciclone assiale parascintille, oltre 20 mila metri quadrati di superfici filtranti e sistemi per l'abbattimento di diossine e altri composti inquinanti. Nuovi posti di lavoro e cantiere nello stabilimento valsusino L'operazione avrà anche un impatto significativo sul fronte occupazionale. A regime si stimano circa 150 nuovi posti di lavoro stabili, mentre il maxi cantiere si svilupperà nell'arco di diciotto mesi: quattordici dedicati ai lavori e quattro ai collaudi. Nei periodi di maggiore attività potranno essere presenti contemporaneamente fino a 174 lavoratori. Numeri importanti anche dal punto di vista logistico, in un intervento che il territorio guarda con attenzione. «Si tratta di un progetto particolarmente delicato, anche alla luce delle criticità ambientali che in passato hanno interessato il sito», spiega Jacopo Suppo, vicesindaco della Città Metropolitana, l'ente che segue il dossier. «Per questo motivo i nostri tecnici hanno chiesto all'azienda una documentazione preliminare utile sia a comprendere nel dettaglio la finalità dell'intervento sia a valutarne i possibili impatti». Valutazioni ambientali e confronto con il territorio della Valle di Susa Una prima bozza è stata consegnata lo scorso 6 maggio. «La Città Metropolitana ha formulato alcune osservazioni che saranno condivise con Arpa e successivamente portate all'attenzione dell'assemblea dei sindaci del territorio e della cabina di regia. È inoltre prevista una call con i sindaci per condividere il percorso in corso», aggiunge Suppo. Ed è proprio su questo terreno che si gioca la partita più delicata. Perché accanto ai numeri della produzione, agli investimenti e alle ricadute occupazionali, la riaccensione del grande forno riporta al centro una questione che in Val di Susa va oltre il piano industriale: il rapporto tra sviluppo, impatto ambientale e territorio. Dopo tredici anni di stop, il gigante potrebbe tornare a riaccendersi. Ma prima dovrà superare il banco di prova più importante: quello della fiducia del territoriodella Valle di Susa.
Il ritorno dell’acciaio, dopo 13 anni riapre la fonderia: 50 milioni e assunzioni per 150 operai
Il gruppo vicentino Beltrame pronto a riaprire la fonderia in Valsusa tra San Didero e Bruzolo: è ferma dal 2012. L’obiettivo è arrivare a 800 mila tonnellate …








