L’ex Ilva potrebbe tornare a breve a produrre 4 milioni di tonnellate di acciaio: tra una decina di giorni dovrebbe essere riaccesso l’altoforno2, fermo dal gennaio del 2024. In questo modo il gruppo siderurgico dovrebbe arrivare alla soglia minima per evitare di operare in perdita. Attualmente l’azienda, con un solo impianto, sforna meno di 2 milioni di tonnellate annue, nonostante l’ultima Aia l’abbia autorizzata ad arrivare a 6 milioni. Soprattutto brucia ogni mese intorno agli 80 milioni di euro.
Ieri i commissari di Acciaierie d’Italia di Italia (i gestori degli impianti di Taranto, Genova e Novi Ligure) hanno comunicato ai sindacati che sarà a breve riacceso l’Afo2. In una nota le sigle metalmeccaniche confederali di FiomCgil, FimCisl e Uil hanno reso noto che da oggi «inizieranno le fasi di settaggio degli impianti. Tale attività durerà circa 7-10 giorni. Una volta terminata si proseguirà col caricamento e avviamento che presumibilmente avverrà il 20 febbraio».
Nei mesi scorsi i commissari, presentando il loro piano di rilancio, avevano annunciato la volontà di riportare nel 2026 la produzione a sei milioni di tonnellate annue. Ma per arrivare a questo target manca ancora un pezzo importante: il dissequestro da parte della Procura di Taranto dell’Afo1, fermato il 7 maggio dello scorso anno dopo lo scoppio di una tubiera. In questa direzione si attende a breve una nuova udienza, dove i commissari chiederanno ancora una volta di sbloccare l’altoforno e avviare le manutenzioni necessarie.















