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25 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 16:18
Ora è ufficiale: se l’altoforno 1 di Ilva non fosse stato sequestrato dalla magistratura, l’impianto di Taranto avrebbe comunque avuto un grave problema di produzione quest’anno. Oppure, per evitarlo, i commissari governativi avrebbero dovuto ulteriormente “tirare il collo” all’Afo 1, quello nel quale si è verificato il grave incendio a inizio maggio quando avrebbe dovuto essere già spento, lasciandolo acceso nonostante ne avessero previsto la manutenzione. Quanto è stato spiegato ai sindacati durante un incontro al ministero del Lavoro chiarisce definitivamente come, all’origine degli attuali ulteriori problemi del siderurgico e il conseguente aumento della cassa integrazione, non c’è la decisione della procura di Taranto di fermare l’impianto in seguito all’incidente ma un gravissimo ritardo sul cronoprogramma dei commissari scelti dal ministro delle Imprese Adolfo Urso – che oggi si appresta a firmare l’accordo di programma con Regione e Comuni di Taranto e Statte, fondamentale per la cessione – per gestire l’acciaieria in amministrazione straordinaria.
Convocati a Roma, i metalmeccanici si sono sentiti dire che l’Ilva avrà un solo altoforno in marcia almeno fino a febbraio 2026. Fino alla fine dell’anno, la produzione sarà affidata all’altoforno 4. Quindi verrà riacceso l’altoforno 2 e spento il 4. Tutto questo al netto dell’eventuale dissequestro dell’Afo 1, di cui non si conoscono i tempi e in ogni caso i commissari avranno a disposizione i materiali per la manutenzione non prima dell’autunno. Il programma di accensione e spegnimento degli altoforni è legato alla loro manutenzione ed è ormai completamente sballato rispetto a quanto i commissari avevano messo nero su bianco nell’intesa firmata con i sindacati quasi un anno fa. Se tutto fosse andato come era stato concordato, come già aveva svelato Ilfattoquotidiano.it, l’impianto in cui si è verificato l’incendio sarebbe stato spento prima dell’incidente: avrebbe dovuto fermarsi prima della scorsa primavera, subito dopo la messa in marcia dell’Afo 2. Invece la triade scelta da Urso, capitanata da Gianluca Quaranta, ha totalmente cannato le promesse.






