Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
27 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 14:18
In principio fu il sequestro dell’altoforno 1, quindi il problema era diventato la necessità di un via libera degli enti locali all’accordo di programma per non far fallire la vendita, ora sulla chiusura di Ilva incombe la sentenza del Tribunale di Milano, chiamato a decidere su un ricorso presentato dagli attivisti legato all’Autorizzazione integrata ambientale. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso lancia un nuovo allarme, che nuovo in realtà non è perché la pronuncia dei giudici è attesa da un anno. Ma il governo pare essersene ricordato solo ora e quindi è tutta una corsa contro il tempo per mettere d’accordo Regione Puglia, la Provincia di Taranto e i Comuni di Taranto e Statte affinché firmino un’intesa che è propedeutica anche a soddisfare la volontà di qualche compratore, a iniziare dall’unico che oggi è formalmente in pista, Baku Steel.
“Entro luglio, se non ci sono accordo di programma e Autorizzazione integrata ambientale, non parleremo solo di 4mila in cassa integrazione ma della chiusura dell’ex Ilva a causa della sentenza del Tribunale di Milano”, è stato l’alert di Urso nell’ultimo incontro con i sindacati in videoconferenza dopo che mercoledì aveva preso un “due di picche” da Provincia e Comune su una firma in bianco all’accordo di programma. L’esecutivo insomma continua a premere affinché lo firmino così come è impostato nelle scorse settimane. Tra le altre cose, l’intesa prevede l’approdo di una nave rigassificatrice nel porto della città jonica per alimentare l’acciaieria quando verranno realizzati i forni elettrici con il preridotto, essenziali per l’ambientalizzazione. Riguardo all’Aia, sulla quale si discute da mesi e che è uno degli scogli alla vendita, il ministro ha chiarito: “Deve anche essere sostenibile economicamente”.






