C’è di nuovo un accordo per il cessate il fuoco in Libano. Sopra all’accordo, però, pendono i “no” di Hezbollah. La guerra in Libano formalmente non è mai finita, ma negli ultimi anni è stata messa in pausa da accordi che avrebbero dovuto portare, nello spazio del cessate il fuoco, a togliere a Hezbollah ogni capacità di ritrascinare il paese nel conflitto contro Israele. Di nuovo il governo di Beirut e le istituzioni israeliane sono a questo punto: durante gli incontri diretti mediati dagli Stati Uniti hanno scritto un piano per riprovarci. La diplomazia fra Israele e Libano ha molte particolarità. I due paesi hanno negoziato sotto le bombe, in forma diretta. Il Libano, inoltre, negozia per una guerra che non ha iniziato in quanto stato, ma che subisce a causa della presenza di Hezbollah, il Partito di Dio, armato come un esercito parallelo, che non si coordina con le autorità di Beirut ma con quelle di Teheran. Nella dichiarazione uscita dall’ultimo incontro a Washington si legge: “Tutti i paesi hanno ribadito che il futuro delle relazioni tra Israele e Libano deve essere deciso dai due governi sovrani. Hanno respinto qualsiasi tentativo, da parte di qualsiasi stato o attore non statale, di tenere in ostaggio il futuro del Libano”. Il possibile accordo rimane un segnale anche per l’Iran, che infatti ha risposto mettendo in chiaro i rapporti di forza, le dipendenze, chi comanda su chi: “Sostenere la resistenza in Libano è un dovere di tutti noi”, ha detto il capo del Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica. Se Teheran dice no, Hezbollah non accetterà mai un accordo. Il leader del Partito di Dio, Naim Qassem, ha infatti trasmesso un suo messaggio di rifiuto a ogni condizione posta da Israele, governo del Libano e Stati Uniti. Qassem ha definito l’accordo “il sogno di Satana in paradiso”, i colloqui “assurdi, umilianti, vergognosi”. Ha ringraziato Teheran per il suo sostegno, affermando che il vero cessate il fuoco è l’Iran che lo sta negoziando ed è “globale”, per la fine del conflitto in tutto il medio oriente. Il cessate il fuoco in Libano toglierebbe al regime iraniano una leva nel negoziato con gli americani. Una condizione di guerra continua fra Hezbollah e Israele, invece fa più comodo a Teheran per giustificare rifiuti, lungaggini negoziali e mantiene vivo il fronte del suo asse della resistenza, che lo scorso anno, dopo la guerra dei Dodici giorni, sembrava molto spento.Il piano che Israele, Libano e Stati Uniti stanno negoziando prevede che le Forze armate libanesi assumano il controllo esclusivo di alcune “zone pilota” nel sud del paese, facendo in modo che non agiscano attori non statali. Non è chiaro come dovrebbe avvenire l’istituzione di queste zone, ma indica che il controllo del Libano meridionale passerebbe gradualmente ai soldati di Beirut. Il cessate il fuoco rimane subordinato al completo ritiro di Hezbollah dalla fascia del paese che va dal fiume Leonte al confine con Israele. Dopo il ritiro dovrebbe iniziare il processo di disarmo. Il Libano è pronto a firmare il documento che stabilisce che soltanto le forze militari ufficiali saranno autorizzate a portare armi sul territorio libanese. L’ultimo punto del piano riguarda la diplomazia e i due paesi si impegnano a compiere progressi reciproci verso un accordo di pace e sicurezza duraturo. Il presidente libanese, Joseph Aoun, subito dopo che il piano era stato presentato, ha parlato di un cessate il fuoco quasi immediato. Hezbollah si è ripreso la scena, sparando contro le comunità del nord di Israele. Il gruppo ha definito il disarmo una linea rossa e ha detto che nulla verrà accettato se Tsahal non si ritirerà per primo.L’unico commento che arriva dall’Ufficio del primo ministro di Israele è: “Non stiamo negoziando con Hezbollah”. Il gruppo sciita ha iniziato la guerra contro Israele per volere degli iraniani, per il Libano e le sue istituzioni il peso di questo stato nello stato è insostenibile.
C’è un piano fra Israele e Libano che Hezbollah vuole sabotare con l’Iran
Ora il regime di Teheran ha interesse che si continui a sparare. Le linee del cessate il fuoco, che rimane subordinato al completo ritiro di Hezbollah e dal suo disarmo










