VENEZIA - Una delibera fuori sacco, quindi non annunciata, ma comunque approvata dalla Giunta il 28 maggio e pubblicata sul Bur il 3 giugno. Per i consiglieri regionali stata una sorpresa la presa d’atto del parere negativo, espresso dal comitato Lea, al mantenimento dei Punti nascita di Portogruaro, Adria, Castelfranco e Valdagno. Anche per gli esponenti della maggioranza, anzi soprattutto per loro, a giudicare dai toni della mobilitazione scattata nel centrodestra in difesa dei rispettivi ospedali territoriali.

IL DIBATTITO È il caso ad esempio del Veneto Orientale, dove sono scattati sia la Lega che Fratelli d’Italia. «Se qualcuno a Roma non vuole che la mappa del Nord Est venga stravolta, è bene che venga concessa la deroga al Punto nascite di Portogruaro», ha avvertito la leghista Rosanna Conte, depositando una mozione a Palazzo Ferro Fini e annunciandone la trasmissione anche ai Comuni interessati: «Ci sono già tanti amministratori che sognano di prendere le valigie e di spostarsi nel vicino Friuli. Questa ipotesi diventerebbe per loro il pretesto perfetto». Il meloniano Matteo Baldan si è proposto di coordinare un’interlocuzione fra la Regione, l’Ulss 4 e il ministero della Salute: «I Punti nascita vanno mantenuti attivi, e la loro chiusura va fatto solo se non c'è più la minima possibilità di gestione. La decisione di chiudere questi presidi sanitari e sociali per la natalità ha sempre delle ripercussioni sulle comunità e questo mi preoccupa».Il punto è che in ballo c’è la sicurezza delle mamme e dei bambini, per cui non sarà facile trovare un punto di equilibrio, tanto più visti gli impegni assunti da Palazzo Balbi per la revisione della rete, al netto degli spiragli per Portogruaro e Adria. Ma non per Valdagno, il che preoccupa Francesco Rucco (FdI): «Il mio obiettivo è raccogliere le istanze delle comunità locali e portarle nelle sedi opportune, perché si possa arrivare a una valutazione differente. Credo che questo presidio debba continuare a esserci, naturalmente dentro un percorso che garantisca sicurezza, qualità dell’assistenza e sostenibilità». Un impegno che lo accomuna all’eurodeputata Cristina Guarda (Alleanza Verdi Sinistra), che aveva voluto partorire proprio nell’ospedale vicentino: «Smantellare un servizio d’eccellenza in un'area montana per meri calcoli ragionieristici è una violazione dei diritti di chi vive in montagna». L’europarlamentare Flavio Tosi (Forza Italia), ex assessore regionale alla Sanità, ha annunciato di voler dare questo suggerimento al “suo” dg regionale Giancarlo Ruscitti, di fronte alla quota standard fissata sopra i 500 parti all’anno: «Perché allora non pensare a una rotazione periodica del personale negli ospedali vicini, per esempio mandando gli operatori di Adria a Rovigo? In questo modo manterresti alto il loro livello di abitudine e di manualità; il punto nascita rimarrebbe sì sotto la soglia dei 500 parti, ma sarebbe garantita l’affidabilità di chi ci lavora». Oltre alla casistica, sono però prescritte anche strutture e strumentazioni per gestire le emergenze neonatali, cioè gli scenari che stanno alla base del provvedimento.