La crisi.05 giugno 2026 alle 00:35
Beirut.
Hezbollah respinge la tregua e il sud del Libano brucia ancora. Il nuovo accordo tra Libano e Israele mediato dagli Stati Uniti registra un primo ripiegamento simbolico israeliano e il conseguente ingresso dell’esercito libanese in una zona a maggioranza cristiana, ma la guerra continua. Raid israeliani nel sud, razzi di Hezbollah contro i carri armati israeliani e un bilancio salito, secondo il ministero della Salute libanese, a 3.526 vittime in tre mesi. Tra queste c’è anche un casco blu serbo dell’Unifil, ucciso da colpi di mortaio nel settore orientale del fronte. Nessun militare italiano è rimasto coinvolto in un fatto di sangue che Israele ha attribuito a Hezbollah, anche se la provenienza dei colpi non è ancora stata chiarita in modo indipendente.
«Gli attacchi contro i caschi blu devono cessare», è tornato a denunciare il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. Mentre il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, ha ribadito come in Libano «l'Italia è pronta a fare ancora di più», anche «per bloccare i finanziamenti illeciti che arrivano a Hezbollah». L’intesa annunciata a Washington prevede un cessate il fuoco condizionato allo stop completo delle azioni di Hezbollah e all’allontanamento dei suoi miliziani dall’area a sud del fiume Litani. Il testo prevede anche la creazione di “zone pilota” nel sud del Libano, affidate al controllo esclusivo dell’esercito libanese.











