La crisi 28 giugno 2026 alle 00:10Ma la guerra civile non riparte Nuovi raid israeliani nel sud

Beirut.

L’accordo quadro tra Libano e Israele firmato a Washington, già segnato da nuovi raid aerei israeliani, ha prodotto una reazione immediata di Hezbollah: proteste nelle strade di Beirut e scontri con l’esercito libanese, poi la calma.

«Testo nullo»

La spaccatura nel Paese per ora resta sul piano politico, con buona pace di chi, anche stavolta, ha evocato lo spauracchio della guerra civile. Nella serata di venerdì e fino a tarda notte centinaia di sostenitori del movimento armato hanno sfilato in moto per le strade della capitale, concentrandosi nei pressi del Parlamento e lungo la strada che porta all’aeroporto internazionale, bloccando il traffico dando fuoco a cassonetti. L’esercito libanese, che ormai svolge più compiti di polizia che di difensore delle frontiere esposte alle aggressioni nemiche, ha dispiegato rinforzi con posti di blocco e barricate, intervenendo per sgomberare alcuni punti di presidio. Lo spettro del conflitto intestino, evocato da alcuni esponenti di Hezbollah, non ha trovato riscontro nella dinamica delle piazze. E mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio ha definito l’accordo «un primo passo», il leader del partito filo-iraniano, Naim Qassem, lo ha dichiarato «nullo», definendolo «umiliante, vergognoso, una rinuncia alla sovranità». Qassem ha invece ribadito la necessità di riportare il dossier libanese nel campo dell’accordo quadro regionale tra Stati Uniti e Iran. «Collegare il ritiro israeliano al disarmo della resistenza supera tutte le linee rosse», ha aggiunto il leader sciita, annunciando che il movimento continuerà la propria presenza militare sul campo.