Sarà un Mondiale straordinario; e questo rende ancora più amaro il fatto che sarà un Mondiale senza l’Italia. Straordinario per lo sport: l’ultimo Mondiale di campioni immensi, di Leo Messi, di Cristiano Ronaldo, di Luka Modric. E straordinario per la politica, che — al di là della retorica — con lo sport c’entra; sempre. Un Mondiale che ruota attorno agli Stati Uniti di Donald Trump, cui del calcio non importa molto più di nulla — ha ricevuto sia la Juve sia l’Inter Miami seduto alla scrivania, con i calciatori in piedi, compreso Messi trattato come uno scolaretto —, ma che userà la ribalta internazionale come scenario dell’egemonia americana. Un Mondiale che si inaugura in Messico — quanta nostalgia per noi: il leggendario 4-3 dell’Azteca, le imprese di Maradona —, Paese dove Trump vorrebbe organizzare un colpo di Stato tipo Venezuela, detronizzando la presidenta di sinistra Claudia Sheinbaum. Un Mondiale con partite importanti in Canada, che Trump vorrebbe annettersi trasformandolo nel cinquantunesimo Stato degli Usa (anche se per il momento ha favorito la vittoria elettorale dei liberali, molto critici con lui). Un Mondiale cui parteciperà un Paese, l’Iran, con cui Trump è in guerra.Ecco, a un torneo così eccezionale, che per la prima volta vedrà quarantotto nazioni, l’Italia non ci sarà. Eliminata dalla Bosnia. E le proposte di ripescaggio avanzate dall’amico di Donald e Melania Trump, Paolo Zampolli, suonano più come beffe che come segni di amicizia.