Pubblicato il: 04/06/2026 – 21:27

di Giorgio Curcio

CASTROVILLARI Il fuoco, le portiere bloccate, la maniglia divelta per impedire la fuga, il superstite che riesce a lanciarsi dal portabagagli mentre è avvolto dalle fiamme. E, sullo sfondo, la richiesta di un contratto di lavoro e di una paga regolare. È una ricostruzione durissima e drammatica quella contenuta nell’ordinanza con cui il gip del Tribunale di Castrovillari, Orvieto Matonti, ha convalidato il fermo di Raza Ali (cl. ’94) e Ahmed Safeer (cl. ’94), entrambi pakistani, disponendo nei loro confronti la custodia cautelare in carcere per la strage di Amendolara, costata la vita a quattro migranti: Khan Waseem, Khogyani Fazal Amin, Qiemi Ismat Ullah e Safi Amjad. I due sono indagati anche per il tentato omicidio del quinto passeggero, Alamyar Taj Mohammad, unico sopravvissuto al rogo.

Il rogo

Secondo l’accusa, condivisa dal gip nella valutazione cautelare, «Raza Ali avrebbe cosparso di benzina il bagagliaio della Fiat Ulysse in cui si trovavano le vittime e avrebbe appiccato il fuoco», attorno alle 13 presso il distributore di carburante “IP” in Contrada Falconara. Ahmed Safeer, invece, «avrebbe rotto dall’interno la maniglia della portiera lato passeggero e poi avrebbe bloccato fisicamente lo sportello per impedire ai migranti seduti dietro di uscire dall’abitacolo». Una condotta, scrive il giudice, che dimostrerebbe una piena collaborazione tra i due indagati, fino al punto di «intrappolare» le vittime mentre le fiamme avvolgevano il mezzo.