La strage 03 giugno 2026 alle 00:43Puniti per aver chiesto una giusta paga: fermati due pakistani
COSENZA.
Uccisi in maniera atroce solo per avere rivendicato quello che dovrebbe essere un diritto per ogni lavoratore: essere pagato per quello che si fa. Sta nelle parole dell'unico sopravvissuto alla strage dei migranti compiuta ieri in un distributore di carburante lungo la statale 106 ad Amendolara (Cosenza) il possibile movente di un quadruplice omicidio portato a termine con modalità efferate, scioccanti, con le vittime bruciate vive. Una versione che, naturalmente, dovrà passare al vaglio degli investigatori della Squadra mobile di Cosenza e dei magistrati della Procura di Castrovillari che, intanto, hanno messo un punto fermo alle indagini. Ieri mattina, dopo un interrogatorio andato avanti nella Questura di Cosenza per quasi tutta la notte, sono stati sottoposti a fermo i presunti responsabili, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato: due pakistani, incastrati dal sistema di videosorveglianza del distributore dove è avvenuta la strage, che ha ripreso non solo i loro volti ma anche la dinamica.
Il testimone
Nelle immagini si vedono i due muoversi freneticamente intorno al minivan con il portellone posteriore aperto: uno sta dietro, probabilmente per versare la benzina nell'abitacolo, l'altro fa forza con le braccia sulle portiere per impedire a chi sta dentro di uscire. I due poi si danno il cambio e, mentre fuggono a piedi, dal veicolo parte una fiammata. Su quel mezzo, a bordo del quale viaggiavano anche i presunti killer, c'era anche una settima persona, un cittadino afghano, regolare in Italia, sopravvissuto per miracolo. A testate è riuscito a sfondare un finestrino e ad uscire. Sulle braccia, due vistose fasciature gli coprono le ustioni. Visibilmente scosso, ha raccontato in un italiano stentato alle telecamere della Tgr Calabria che tre vittime erano suoi connazionali, mentre il quarto pakistano viveva con loro.











