COSENZA. Sono stati uccisi. I loro corpi, carbonizzati, erano all’interno di un minivan. Fermo in un distributore di carburante. Erano in quattro. Tutti braccianti agricoli originari del Pakistan. Stando a quanto ricostruito, sembra fossero impiegati nei campi della piana di Sibari ed erano di ritorno dal Metapontino. Lavoratori stagionali nei campi. Il loro mezzo è stato ritrovato ieri mattina tra Amendolara e Roseto capo Spulico, lungo il vecchio tracciato della statale 106. È stato un passante a lanciare l’allarme. Al loro arrivo, i vigili del fuoco sono riusciti a domare il rogo. Poi la macabra scoperta: all’interno dell’abitacolo c’erano quattro persone. Visto lo stato dei corpi, nell’immediatezza, non è stato possibile verificare se avessero ferite di arma da fuoco. Tutte le piste restano aperte. Una delle ipotesi sarebbe un regolamento di conti, sfociato nell’omicidio dei migranti. Potrebbero essere stati uccisi altrove e caricati sul mezzo poi dato alle fiamme. Oppure, ed è l’ipotesi più crudele, bruciati vivi. Ad avvalorare questa ipotesi ci sarebbe la testimonianza di una persona che era sul posto e che avrebbe visto un quinto migrante allontanarsi dal mezzo, rompendo il vetro della vettura. Ferito, ma in fuga. Quindi forse uno di loro potrebbe essersi salvato. Una possibilità tutta da verificare. Da queste parti, i contrasti tra gruppi di migranti non sono purtroppo casi eccezionali. Gli investigatori della Squadra mobile di Cosenza sono al lavoro nel massimo riserbo. Inizialmente, si era ipotizzato un incidente, una tragica fatalità. Ma la dinamica era apparsa da subito abbastanza sospetta. In particolare per lo stato del luogo che aveva fatto intuire come il rogo non fosse riconducibile ad un fatto accidentale, nonostante la pompa di benzina fosse e meno di un metro dal mezzo. Poi la svolta. «Si tratta di un fatto sicuramente omicidiario» aveva detto il questore di Cosenza, Antonio Bonelli.