Valutazioni, strutture di liquidità dei fondi, leva finanziaria ed esposizione legata al software e all’intelligenza artificiale; sebbene tali preoccupazioni per i mercati privati meritino attenzione, in molti casi sono risolvibili. Piuttosto, come TCW riteniamo che il rischio più rilevante per gli investitori sia che il private credit stia silenziosamente smantellando proprio quelle protezioni che lo hanno reso, e che dovrebbero ancora renderlo, una destinazione attraente per il capitale istituzionale. Nel tempo abbiamo visto questo comparto evolversi, da settore di nicchia ad asset class da svariati trilioni di dollari, ma per inquadrarlo al meglio è utile tornare ai principi fondamentali.
Solitamente, la posizione maggiormente condivisa è quella che presenta il costo del capitale più basso, in quanto solitamente offre agli investitori una maggiore protezione rispetto alle alternative. In cambio di un rendimento ragionevole, gli investitori possono contare su un diritto sul collaterale, una posizione di “first-out and last-to-lose” in qualsiasi distribuzione di valore, pagamenti di interessi basati su uno spread, trattamento prioritario nelle procedure fallimentari e, soprattutto, un contratto di prestito che disciplina ciò che l’investitore può aspettarsi in termini di performance e condotta.












