“In Europa, ci sono gli Stati che si aspettano i soldati russi e quelli che si aspettano i turisti russi”, diceva un diplomatico europeo qualche anno fa, parlando della crepa che la guerra in Ucraina ha scavato tra i 27 paesi membri dell’Unione. Una diversità di approccio, a seconda della distanza da Mosca evidentemente, che ancora divide nord e sud, est e ovest dell’Ue e infiamma i rapporti tra le capitali. In generale, una Ue sempre meno convinta di aprire le porte all’Ucraina, Stato grande e popolato particolarmente complicato da integrare, si avvia ad aprire comunque il primo cluster di negoziati formali con Kiev e con la Moldavia. Ma ben 11 Stati guardano all’estate in arrivo e ai flussi dei turisti russi in Europa. Su Kiev si consumano ripicche e vendette in Ue: gli 11 chiedono di restringere i permessi ai turisti russi che puntano a visitare Parigi o a rilassarsi sulle spiagge del Mediterraneo, dall’Italia alla Grecia. Roma risponde ribadendo che la priorità nell’adesione all’Ue deve essere data ai Balcani.

Giorgia Meloni lo ripete oggi alla cena con Emmanuel Macron, Friedrich Merz e gli altri leader a Tivat, in Montenegro, dove venerdì si svolge il summit Ue-Balcani. "L'Italia è a favore dell'ingresso dell'Ucraina nella Ue", sottolinea il vicepremier Antonio Tajani. "vanno però rispettati tutti i tempi e i parametri necessari, e anzi i tempi vanno accelerati, senza trascurare i Paesi dei Balcani occidentali che ormai da più di un decennio sono in attesa. Le loro ragioni vanno considerate quanto quelle dell'Ucraina”. Il summit sulla costa montenegrina è l’occasione per fare il punto sull’adesione del paese ospitante, il Montenegro, e dell’Albania, dove peraltro in questi giorni infuriano le proteste di piazza contro un progetto di resort turistico da parte del genero di Donald Trump, Jared Kushner. Mobilitazioni che si stanno trasformando in azioni contro il governo di Edi Rama, che difende i piani americani sulla costa albanese.