La crisi climatica sta già colpendo l’agricoltura con siccità, alluvioni ed eventi meteo estremi sempre più frequenti. L’agroecologia rappresenta l’occasione per un cambio di paradigma, mettendo in campo sistemi produttivi capaci di tutelare biodiversità, fertilità del suolo e risorse idriche, riducendo al tempo stesso la dipendenza dalla chimica di sintesi. Riducendo i propri impatti, l’agricoltura in questo modo può trasformarsi da vittima inerme a modello da seguire.
A confermare il contributo del biologico alla mitigazione climatica sono ormai molti studi di lungo periodo, messi in fila da Federbio alla vigilia della Giornata mondiale dell’ambiente. Il Farming systems trial del Rodale Institute, avviato 45 anni fa, mette a confronto agricoltura biologica e convenzionale valutando gli aspetti chiave dei sistemi agricoli, compreso l’impatto sul cambiamento climatico. I dati indicano che l’approccio rigenerativo del biologico favorisce il miglioramento della fertilità del suolo, aumenta il sequestro del carbonio e riduce in modo significativo le emissioni di protossido di azoto, uno dei principali gas climalteranti legati all’agricoltura. In presenza di eventi meteorologici estremi, le coltivazioni biologiche hanno inoltre registrato rese superiori rispetto a quelle convenzionali.








