ROMA – Rispondere alla crisi petrolifera con un aumento della produzione di biocarburanti è rischioso per la sicurezza alimentare. E’ questo l’allarme lanciato da T&E, la principale organizzazione europea in materia di decarbonizzazione dei trasporti. Secondo la nuova analisi dell'associazione, infatti, l’attuale corsa all’approvvigionamento di biomasse per produrre biocarburanti, soluzione proposta da alcuni Governi per provare a contrastare l’impennata dei prezzi del petrolio, potrebbe far aumentare il consumo globale di biocarburanti del 30% nel corso nel prossimo anno e addirittura del 70% entro il 2030.
Il biofuels è in diretta competizione con la produzione alimentare. Un’impennata che, secondo l’associazione, genererebbe un aumento della domanda di biomassa necessaria alla produzione di biofuels, in diretta competizione con la produzione alimentare, con effetti sui prezzi globali, come si può notare già oggi dai prezzi degli oli vegetali, ai massimi livelli dal 2022. “I governi stanno giocando col fuoco promuovendo l’uso di cibo come combustibile – ha detto Carlo Tritto, di T&E Italia – se è comprensibile la volontà di mitigare gli impatti dell’attuale crisi petrolifera, i biocarburanti non sono la soluzione, a meno di non voler mettere in competizione cibo e mobilità”.








