Gli aggiornamenti: - 19 maggio 2026 – Acqui, porte chiuse degli stabilimenti termali ai funzionari della Regione Piemonte Per le Terme di Acqui per le quali ormai è scontro fra la società Terme di Alessandro Pater da un lato e dall’altro, Comune di Acqui e Regione Piemonte, il primo nodo è arrivato con la pandemia Covid. Il nodo Covid Il Covid ha colpito duramente il comparto turistico e quello legato al benessere e alle cure termali. Le chiusure e le restrizioni hanno ridotto gli accessi, mettendo in forte difficoltà la gestione privata. Contemporaneamente sono aumentate le preoccupazioni di lavoratori, sindacati e delle attività dell’indotto. Anche nel 2021 le Terme hanno lavorato a ritmi ridotti, con la città che chiedeva un piano di rilancio concreto. Il comparto turistico accusava all’epoca pesanti perdite. Quasi inevitabile l’annuncio della proprietà nel 2022 della chiusura del Grand Hotel Nuove Terme di piazza Italia e la riduzione delle attività legate al comparto termale. I sindacati denunciarono il rischio immediato di circa trenta licenziamenti e di uno smantellamento progressivo di un simbolo storico dell’Acquese. La notizia provocò forti reazioni politiche e sociali. Il Comune di Acqui Terme parlò apertamente di scelta grave e di mancanza di dialogo da parte della proprietà con il territorio. Anche la Regione Piemonte intervenne. Nel marzo 2022 arrivarono le lettere di licenziamento collettivo per 25 dipendenti. La crisi delle Terme venne considerata un danno enorme per tutta l’economia locale. Lo spiraglio Nel maggio dello stesso anno si aprì però uno spiraglio grazie a un accordo con la Regione. La proprietà confermò la prosecuzione dell’attività del comparto termale e il rinnovo dei contratti per parte dei lavoratori. Rimaneva invece aperta la questione del Grand Hotel, destinato alla chiusura, con diversi dipendenti accompagnati verso l’uscita tramite incentivi economici. Nel 2023 ancora polemiche Nel 2023 continuarono tensioni e polemiche.La Regione Piemonte e il Comune tentarono di aprire un confronto con la proprietà, ma un incontro ufficiale saltò per l’assenza dei rappresentanti della società termale. In quel periodo associazioni e cittadini iniziarono a chiedere maggiore chiarezza sulla vendita delle Terme e sulle prospettive future del patrimonio termale acquese. Tra i soggetti più attivi comparve Act Consumatori,che avviò approfondimenti sulla gestione e sulla cessione della società termale. Nel novembre 2023 i rappresentanti di Act Consumatori e Ancot incontrarono a Roma il ministro Paolo Zangrillo. Al centro del confronto vi erano le concessioni, la situazione dello stabilimento Reginae l’ipotesi di un ritorno pubblico di partedelle attività sanitarie e termali. Clima ancora più pesanre nel 2024 Nel 2024 il clima si fece ancora più pesante. Il presidente di Act Consumatori denunciò di avere ricevuto messaggi anonimi intimidatori legati proprio all’inchiesta sulla vendita delle Terme di Acqui e sulle verifiche avviate. Secondo l’associazione, la vicenda avrebbe causatogravi danni economici e compromesso lo sviluppo turistico dell’intero territorio. La documentazione raccolta è stata trasmessa alla Procura e alla Corte dei Conti. Nello stesso periodo la Regione Piemonte ha deciso di tornare a investire sul termalismo. Nel bilancio regionale furono stanziati 160 mila euro per studiare le fonti termali, ricercarne di nuove e riordinare il sistema idrotermale della provincia di Alessandria. L’obiettivo dichiarato era rilanciare un settore considerato strategico per il turismo piemontese. Futuro concessioni Per gran parte del 2024 il dibattito politico si è concentrato soprattutto sul futuro delle concessioni delle sorgenti termali. La più importante, denominata “Città di Acqui”, è infatti vicina alla scadenza dopo decenni. Da qui è nata l’ipotesi di una gestione pubblica attraverso una società “in house” tra Regione e Comune di Acqui Terme per controllare direttamente le acque termali del territorio.L’idea sarebbe quella di separare la gestione delle sorgenti da quella degli alberghi privati. Nel frattempo l’attività termale è proseguita solo nello stabilimento di via XX Settembre, rimasto l’unico realmente operativo. Estate 2024, segnali positivi Durante l’estate 2024 però è arrivato un primo segnale positivo dopo anni difficili. con le prenotazioni per fanghi e inalazioni aumentate in modo significativo. Il numero di clienti è cresciuto soprattutto nel mese di agosto, tanto da ipotizzareun prolungamento della stagione termale. Il sindaco Danilo Rapetti parlò apertamente di “ripartenza possibile” anche con un solo stabilimento funzionante, sottolineando come il territorio continui a credere nel valore storico e turistico delle Terme. 2025, tavolo in Regione Nel 2025 il confronto politico è proseguito. In Regione Piemonte è stato aperto un tavolo dedicato esclusivamente al rilancio termale. Amministratori locali e Regione hanno discusso delle soluzioni possibili in vista della scadenza delle concessioni. Ad aprile 2025 è stata annunciata ufficialmente la nuova stagione delle cure termali. Lo stabilimento Nuove Terme ha riaperto con l’obiettivo di restare operativo senza interruzioni estive fino a dicembre.La riapertura è stata letta come un tentativo di consolidare il ritorno dei clienti e rilanciare gradualmente l’immagine della città. Restava però aperta la questione principale: chi controllerà in futuro le sorgenti termali e quale sarà il modello di gestione definitivo. Tra ipotesi pubbliche, investimenti regionali e attività ridotte rispetto al passato, la vicenda delle Terme di Acqui continuava a rappresentare uno dei dossier più delicati per l’economia e il turismo dell’Acquese. Crisi Terme, carte bollate La crisi delle Terme di Acqui,ha vissuto una ulteriore escalation di tensioni nel 2026 con la scadenza delle concessioni e il passaggio al pubblico. Dopo il blocco degli accessi ai funzionari regionali a maggio 2026, la vicenda si è trasformata in un aspro scontro legale, con la proprietà che deciso nuovi licenziamenti, chiuso le strutture in risposta al nuovo piano di frazionamento delle concessioni varato dall'amministrazione, lasciando il futuro occupazionale incerto.