Parla l'avvocato Massimo Pallini, senior partner Studio Ichino Brugnatelli e Associati

Con la direttiva europea 2023/970 sulla Trasparenza salariale cosa cambia e quali opportunità per le aziende per ridurre il 'gender gap' salariale? Sulla questione Adnkronos/Labitalia ha intervistato l'avvocato Massimo Pallini, senior partner Studio Ichino Brugnatelli e Associati.

I dati del Rendiconto di genere 2025 mostrano che le donne italiane, pur essendo mediamente più istruite degli uomini, continuano a percepire stipendi inferiori di oltre il 25%. Perché il mercato del lavoro italiano non riesce ancora a tradurre il merito e le competenze femminili in una reale parità salariale?

Le ragioni sono molteplici ma tutte affondano le radici nella tradizionale ripartizione dei ruoli tra i generi nella società italiana, secondo cui il 'bread winner' della famiglia è di sesso maschile, mentre la donna si dedica prevalentemente all’attività di cura dei figli e dei soggetti anziani e/o fragili della famiglia. Nonostante l’emancipazione femminile, si fa fatica a superare questi retaggi culturali e, invero, la ripartizione delle attività di cura in seno alle coppie rimane ancora fortemente sbilanciata a svantaggio del genere femminile. Ciò continua a condizionare anche i datori di lavoro che inerzialmente non hanno abbandonato convinzioni stereotipate – e forse anche inconsapevoli o inconsce – secondo le quali la donna è in prospettiva meno affidabile e produttiva dell’uomo perché nel corso della sua vita lavorativa dovrà assentarsi di più, garantirà minor flessibilità e minor dedizione al lavoro proprio in quanto gravata dell’onere di conciliarlo con le attività di cura. La carenza di servizi in favore delle giovani coppie con figli, in primo luogo di asili nido e di attività extraorario scolastico, ancor più non agevola l’abbattimento di questi ostacoli, non tanto al momento dell’ingresso della donna nel mondo del lavoro, quanto in quello del suo rientro dopo la gravidanza.