Se a casa avete un finto Van Gogh, una replica di un Monet o un falso Warhol, state certi che sono arrivati quasi sicuramente da qui: da Dafen, la fabbrica mondiale delle copie artistiche. Un’etichetta che ai pittori che lavorano in questo piccolo ex villaggio di coltivatori di riso nel Sud della Cina, ai margini dell’ipermoderna Shenzhen – capitale tecnologica del Paese –, ora però sta stretta: la parola d’ordine è diventata originalità. Un tempo qui si creava oltre la metà delle riproduzioni di dipinti a olio del mondo. Oggi invece ci si prova a reinventare: per necessità, e con molte difficoltà. E allora chi meglio di Zhou Yongjiu poteva farci da guida, lui che proprio da copiatore seriale – il “Van Gogh cinese” come è stato soprannominato – ha deciso di mettersi a creare arte propria?

in questo articolo Le immagini sono tratte da China’s Van Goghs, il documentario dedicato a Dafen del regista e fotografo Haibo Yu e della produttrice, regista e studiosa Kiki Tianqi Yu.

Era il 1989 quando Huang Jiang, mercante di Hong Kong, aprì nel villaggio il primo studio di riproduzione portando con sé 26 pittori. Aveva appena esposto in una fiera d’arte della metropoli alcuni lavori di autori locali e ricevette più ordini di quanti potesse gestirne. Così assunse degli assistenti e si mise al lavoro. Zhou arrivò a Dafen nel 1991, quando di anni ne aveva 17. Migliaia di altri ragazzi come lui, aspiranti artisti, fecero la stessa scelta. “Fu mio fratello a presentarmi colui che poi divenne il mio maestro”, ci racconta. “Mi piaceva l’idea di dipingere, ma non sapevo come si facesse. Gli chiesi se poteva prendermi come apprendista. All’inizio non copiavamo i quadri di Van Gogh, ma quelli di altri artisti. Nel 1993, uscendo a cercare delle batterie per la radio, vidi delle repliche così diverse da quelle che facevamo noi. Ne presi alcune e chiesi al mio insegnante che cosa fossero: “Sono Van Gogh”, mi rispose lui. Io di Van Gogh, all’epoca, non sapevo niente, credevo fosse uno stile, non una persona: sai, ho frequentato le scuole medie soltanto per due settimane. Fu allora che iniziai a copiare i suoi capolavori”.