VICENZA - Non ci sarà il bollino di certificazione del museo Van Gogh di Amsterdam, ma non per questo il dipinto va considerato come falso. Anzi, nulla vieta che un domani quel riconoscimento arrivi, moltiplicando il valore del quadro per dieci. Intanto l'opera lascia i depositi giudiziari e torna al proprietario, tutte le accuse di truffa, commercializzazione di arte falsa e ricettazione depennate dopo quasi sette anni di perizie e battaglie legali.
Mercoledì una sentenza del tribunale di Vicenza ha chiuso la più recente contestazione che ha coinvolto "Les Meules 1888", dipinto che da circa 35 anni è al centro di un tesissimo dibattito per la sua attribuzione al genio di Vincent Van Gogh: nel 2019 quella stessa incertezza di firma è costata la citazione in giudizio ai professionisti vicentini Cipriano Tessarolo e Bruno Ceccon, che assieme al notaio Umberto Ferrigato (morto nel 2021) l'avevano riportato in Italia e che avevano ricevuto una proposta di acquisto per circa 14 milioni di euro. Proprio in quella fase, però, era riemersa l'ormai storica diatriba sulla paternità dell'opera, e da qui si era arrivati al sequestro e al procedimento penale.
A far litigare gli esperti è sempre stata la presenza di un pigmento rosso ritenuto anacronistico: il rosso di cadmio che spicca sui tetti delle costruzioni tratteggiate in lontananza, dietro i covoni di fieno in primo piano, non sarebbe stato disponibile nel 1888, e tanto era bastato per giudicare l'opera come un falso storico. Il dibattito sull'attribuzione, in qualche modo, era stato il terreno di scontro per le due diverse scuole specializzate nello studio del corpus del pittore olandese: quella che fa capo al museo di Otterlo e quella che invece si riporta al museo di Amsterdam, per l'appunto. Trent'anni fa il botta e risposta aveva anche infiammato un convegno dedicato organizzato a Venezia, a Ca' Sagredo, ma la discussione stava animando i critici già da tempo: nel 1992 e nel 2001 il professor Abraham Marie Hammacher, massimo esperto di Van Gogh e direttore della commissione governativa danese, aveva giudicato autentico il dipinto, mentre nel 1993 il team di esperti del museo di Amsterdam si era invece espresso in senso del tutto opposto, accusando proprio quel colore che il maestro olandese non poteva aver usato due anni prima della sua morte. Ciclicamente, le due versioni tornavano a cozzare, ma sette anni fa la questione è diventata materia di tribunale.








