“La mia opinione è facilissima”, dice. “Non sono d’accordo con Erri…”. E questo lo sapevamo... “Ma trovo scorretto, anzi assurdo, escluderlo dal Festival Salerno Letteratura”. A dirlo al Foglio è lo scrittore Nicola Lagioia, già direttore del Salone del Libro di Torino e oggi a capo di UmbriaLibri. Lagioia che difende Erri De Luca fintantoché altri colleghi – e colleghe – scelgono di non disturbare il manovratore (Chiara Valerio ci dice: “No comment. Sceglie chi sta lì”). “Da direttore di istituzioni culturali – argomenta lo scrittore pugliese – posso ben dire che mai lo avrei escluso. Mai. Lui ha idee diverse dalle mie, ma le idee diverse si ascoltano”. Chiediamo cos’ha determinato, allora, l’esclusione. “Bisognerebbe domandarlo a Salerno, e penso sarebbe interessante. Sarebbe utile che ci fosse un dibattito culturale. Ciò detto, io trovo perlomeno bizzarro che De Luca fosse in auge fino a una settimana fa e adesso sia decaduto per la sua posizione su Gaza. Che sia addirittura indegno di invito. Intendiamoci: chi redige il programma esercita un filtro editoriale. E’ legittimo. Scorretto, invece, è chiamare un autore e poi fare marcia indietro”. Che modi sono? “Prima lo consideravano un eroe, e adesso gli tolgono il diritto di cittadinanza. Tra l’altro, non credo dovesse parlare di Gaza. Credo fosse stato chiamato per le sue qualità letterarie”. Quand’anche avesse dovuto parlare di Gaza? “Nulla sarebbe cambiato. Ripeto: ritirare un invito, ma che gesto è?!”. E’ una linea di condotta collaudata nel mondo culturale. Forse soprattutto a sinistra. “A destra come a sinistra. C’è qualcosa che non funziona nello scontro e nell’incontro delle idee. Negli Stati Uniti, fino a pochi anni fa, c’era chi voleva smantellare le sezioni politicamente scorrette delle biblioteche.Adesso c’è Trump che vorrebbe eliminare Toni Morrison”. La prima afroamericana che vinse il Nobel. “Da una parte e dall’altra, vige l’intolleranza”. In Italia? “In Italia accade – e sta accadendo a De Luca – di essere screditati e privati di legittimità quando si esprime un’idea sgradita. A ogni modo, è interessante notare il fenomeno opposto”. Vale a dire? “De Luca piace anche a voi del Foglio, adesso, perché ne condividete le idee”. Forse... O forse, diceva qualcuno, ogni uomo ha diritto che le sue idee vengano esaminate una per volta. “Per carità. Io non amo però l’andazzo di considerare genio o cretino uno scrittore a seconda di un’opinione. Io per primo ho scritto aDe Luca, polemizzando”. Cosa gli ha scritto? “Di non essere d’accordo con lui e di essere rimasto turbato dalle sue parole”. E lui? “Ci siamo confrontati, come sempre. Ea maggior ragione ho trovato stupido che chi lo ha avversato, in quanto sionista, gli abbia tolto il diritto di parola dopo averlo invitato. E mi creda: non lo hanno fatto per censura, ma perché – peggio ancora – ritengono non valga più niente”. Caro Lagioia, il suo ecumenismo, oggi, è già un atto eroico, lo sa? “So soltanto che Erri De Luca è uno scrittore e che noi scrittori viviamo di sfumature”. A proposito di sfumature, anche Francesco De Gregori si è sottratto al binarismo. Che ne pensa? “Ecco, no. La vicenda di De Gregori non mi ha proprio toccato”. Cioè? “L’hanno criticato. Hanno montato un caso perché ha biasimato chi nel mondo dello spettacolo esprime opinioni su fatti internazionali. Ma De Gregori fa e dice ciò che vuole”. Per la verità, si è limitato a non dire. Ha ammesso una confusione quando tutti se l’aspettavano altrove. “Sì. Lui, con le sue canzoni, ha raccontato la storia d’Italia: da Marco Pannella a BettinoCraxi. Forse anche per questo ha colpito la sua ritrosia. Certo non ha colpito me. Quando un artista dice di non voler esprimere opinioni, io penso: e allora? Nessuno dev’essere obbligato a farlo”. E con l’ignavia come la mettiamo? Guardi che molti altri artisti non la pensano come lei... Enzo Iacchetti, Elisa… Sono giorni che twittano hashtag ignavia. “De Gregori non è tenuto a parlare quanto Springsteen non è tenuto a tacere. C’è un’idea distorta del ruolo dell’artista. Penso anche alla famosa frase su Dylan: ‘Saranno cazzi suoi’. E poi all’intervistatore che gli dice: ‘Ma Dylan esprime opinioni’…”. Dove vuole arrivare? “Quando mai Dylan, che è un enigma, ha espresso opinioni?”. L’intervistatore lo pensa per riflesso condizionato? “Dire che Dylan esprima opinioni politiche significa essere rimasti a prima della svolta elettrica”. Perché il pubblico pretende l’impegno? “Non lo so. A me Gaza, come anche l’Ucraina, sembrano fatti enormi. Fatti che toccano più di altri, che innescano simbologie per le quali trovo strano non si abbia un’idea. Detto questo, non c’è alcun obbligo di esprimerla”.
Lagioia: “Difendo Erri De Luca”
“Bene dissentire, ma ritirare l'invito è scorretto. L'arte è libera", dice l'ex direttore del Salone del Libro di Torino e oggi a capo di UmbriaLibri










