Da quarant’anni accompagna la storia di un pezzo fragile della città che chiede sostegno e attenzione. Adesso, però, per il centro sociale “San Saverio” dell’Albergheria che per quindici anni ha ospitato la compagnia teatrale del drammaturgo Franco Scaldati ed è stato presidio sanitario grazie al medico Donatella Natoli, oltre che punto di riferimento per i più piccoli con attività ricreative e di doposcuola, si prospetta un futuro incerto.
La questione è finita al centro di ben due interrogazioni da parte dei consiglieri comunali di opposizione e dei deputati regionali Ismaele La Vardera, Adriano Varrica e Valentina Chinnici che chiedono, appunto, chiarimenti sull’avviso esplorativo che l’Ipab Opera pia istituto Santa Lucia, proprietaria dell’ex reclusorio femminile dove si trova il centro sociale, ha lanciato per realizzare un “hub di inclusione”, attraverso un partenariato pubblico-privato finalizzato al recupero della struttura.
Si parla, però, anche di attività economiche e forme di gestione di lungo periodo, tra cui un ostello sociale, una caffetteria e spazi di coworking. «Certamente va garantita una continuità con tutto quello che è stato fatto in questi 40 anni — dice padre Cosimo Scordato che per anni come rettore della chiesa di San Saverio è stato una delle anime del centro — Serve una progettualità integrata con la vita del territorio e del quartiere. Bisogna conoscere la storia del centro per potere prendere delle decisioni sul suo futuro ed è opportuno dare precedenza, in un eventuale nuova progettualità, a chi è attivo adesso al centro e lo è stato in questi anni. Se poi bisogna intitolarlo a qualcuno chi meglio di Scaldati che là ha debuttato con i suoi spettacoli».








