Leonarda «Dina» Alberizia rimane in carcere per decisione delle autorità della Libia orientale. E con lei i nove attivisti arrestati. Dopo 10 giorni dal fermo sono arrivate le prime immagini dei volontari del Global Sumud Convoy fermati domenica scorsa al check point di Sirte. Volto preoccupato, camicia a fiori e zaino in spalla, così appare Alberizia, educatrice di 67 anni di Albugnano, nei video andati in onda su una rete televisiva libica che mostra gli attivisti scortati in un ufficio. Le autorità lunedì hanno prolungato la custodia cautelare fino alla prossima udienza, che non è ancora stata fissata. Da quanto riportato dal console italiano, che li ha visitati la scorsa settimana, stanno bene. «Esprimiamo preoccupazione per Dina Alberizia, torinese ed ex dipendente dei Servizi educativi del Comune di Torino. Raccogliamo le preoccupazioni espresse in queste ore da cittadini, ex colleghi e famiglie che l’hanno conosciuta nel corso della sua attività professionale e auspichiamo che la sua situazione possa risolversi rapidamente, consentendole di fare ritorno a casa al più presto», dichiara il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo. La mobilitazione Intanto, in Italia è scattata una mobilitazione per chiedere la scarcerazione di tutti i volontari e a Torino oggi alle 18 è previsto un presidio. «Dopo oltre una settimana queste sono le prime immagini che vediamo di Dina e gli altri, ma siamo impotenti, non sappiamo neanche di preciso dove siano detenuti e in quali condizioni», racconta preoccupato Daniele Torreggiani, portavoce del Global Sumud Piemonte. «Non abbiamo nessun atto giuridico che spieghi i motivi della detenzione, nessuna data processuale. Secondo la Convenzione di Ginevra i convogli umanitari andrebbero sempre fatti passare». Nel mondo dell’attivismo per la pace c’è grande preoccupazione. «Non abbiamo avuto nessun riscontro dall’incontro che hanno avuto con autorità libica, sappiamo solo che verrà allungata detenzione. Anzi il video potrebbe essere un’azione di immagine per depotenziare azioni e presidi», continua il portavoce. «Non è il primo convoglio che parte dal Marocco per portare aiuti umanitari a Gaza. Il Magreb Sumud li fa ogni anno, ma questa volta, dato che sono coinvolti degli europei, è la prima volta che ha così tanta rilevanza mediatica». Intanto, la Farnesina, l’Ambasciata d’Italia e il consolate a Bengasi continuano a seguire la vicenda per ottenere la liberazione degli attivisti detenuti.