Pina Picierno, la Vicepresidente del Parlamento Europeo, lascia il Partito Democratico che aveva contribuito a fondare da giovanissima. Se ne va come la freschezza della primavera davanti all’arsura dell’estate. Se ne va dopo una lunga riflessione, maturata lontano dalle polemiche e dai rituali della politica. Una scelta che non nasce da un episodio isolato, ma dall’accumularsi di divergenze profonde e dalla convinzione che il partito abbia ormai imboccato una strada incompatibile con la sua idea di riformismo.
E dire che lei, 45 enne campana di Santa Maria Capua Vetere, il Pd lo aveva sognato, ragionato, voluto sin da ragazza. Era stata alla guida dei giovani della Margherita, lei sì vera prima donna alla guida di una organizzazione politica del centrosinistra. Dopo aver partecipato alla fondazione del Pd, era stata eletta deputata a 27 anni. Dal 2014 siede al Parlamento europeo e dal 2022 ne è vicepresidente.
Ma adesso la decisione è presa. Con la sua uscita si apre un nuovo capitolo nella crisi dell’area moderata e riformista del centrosinistra, sempre più insofferente rispetto all’evoluzione politica del Pd sotto la guida di Elly Schlein.
La scelta esiziale arriva al termine di un percorso politico e personale segnato da crescenti distanze rispetto alla linea assunta dal partito negli ultimi anni: Europa, Ucraina, Difesa, Medio Oriente hanno segnato, una dopo l’altra, le tappe di un’autentica via crucis per l’esponente riformista. Una distanza che, secondo molti osservatori, riflette un disagio più ampio dell’area riformista democratica, sempre più critica nei confronti dell’impostazione impressa da Schlein.La quale aveva dichiarato, non più di una settimana fa: “Bene le idee di ciascuno, ma la linea è una”. Un ossimoro che ha portato Picierno alle conseguenze inevitabili.










