Il governo rivendica il risultato della flessibilità concessa dall’Unione europea riguardo alle spese per l’energia. Ma i vincoli imposti dalla Commissione Ue impongono una serie di paletti, con cui l’esecutivo meloni dovrà fare i conti.
Per il momento c'è il risultato politico: la flessibilità sui costi per l'energia chiesta per mesi dall'Italia e ora concessa – pur con molti paletti – dalla Commissione europea. "Un risultato importante, che molti consideravano impossibile", rivendica la premier Giorgia Meloni. Ma nelle trattative europee il diavolo si nasconde sempre nei dettagli e mai come in questo caso, si tratta di dettagli non di poco conto, il cui peso si rivelerà solo nelle prossime settimane. Non a caso, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti – pur esprimendo soddisfazione per le decisioni della Commissione – aspetta che vengano "precisati i limiti di utilizzo" dei margini di spesa, prima di formulare "le proposte a tutela di famiglie e imprese". Mentre proprio la Lega – il partito di Giorgetti – al parlamento europeo attacca e parla di aperture "tardive" da parte dell'Europa, che non risolvono i problemi a breve termine.
Le condizioni dell'Europa Ma quali sono le concessioni della Commissione? Al termine della riunione di mercoledì 3 giugno dell'esecutivo comunitario, il commissario all'Economia Valdis Dombrovskis ha parlato della possibilità di chiedere uno 0,6 percento massimo di spesa per l'energia, in deroga alle attuali regole del patto di stabilità, da utilizzare tra il 2026 e il 2028. Si tratta di una percentuale da ricavare all'interno della clausola dell'uno e mezzo percento, già prevista per la difesa e sicurezza e per l'Italia potrebbe valere fino a 14 miliardi. L'eccezione alle regole però non è assoluta, ma deve essere destinata a "misure che accelerino la transizione e l'uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili", ha spiegato Dombrovskis. Insomma la famosa svolta green, su cui in questi anni il governo italiano ha sempre tirato il freno. Intervistato dall'Ansa, Dombrovksis ha citato come esempi dei provvedimenti ammissibili "incentivi all'acquisto di veicoli elettrici, la sostituzione degli impianti di riscaldamento con pompe di calore, l'installazione di pannelli solari o di batterie per l'accumulo dell'energia", mentre ha escluso che possano rientrare nel novero i tagli alle accise sui carburanti. Un'apparente doccia fredda per il governo italiano, a caccia costante di risorse per calmierare i prezzi di benzina e gasolio, oltre a quelli delle bollette di famiglie e imprese.












