"La decisione di togliere a Erri De Luca la prolusione al festival Salerno Letteratura ai miei occhi è inaccettabile, per cui io non vi parteciperò”, dice al Foglio Paolo Flores d’Arcais, filosofo e fondatore di MicroMega. Il riferimento è alla decisione annunciata dai direttori dell’evento, il filosofo Gennaro Carillo e lo scrittore Paolo Di Paolo, che hanno “riconsiderato” l’invito a inaugurare l’edizione di quest’anno a causa delle posizioni recentemente espresse da De Luca sul “genocidio” a Gaza, giudicate non in linea con il festival.Spiega Flores d’Arcais: “Ho già dato comunicato a Cinzia Sciuto, direttrice di MicroMega – poiché la mia partecipazione con un intervento sugli ottant’anni della Repubblica si inseriva in un contesto legato ai quarant’anni della rivista – che non parteciperò. De Luca era stato invitato al Salone del libro di Torino, il più importante evento del mondo letterario italiano, ed era stato invitato per la prolusione in un festival quest’anno dedicato al poeta Alfonso Gatto, con un suo verso per titolo: ‘Il cuore desto avrà parole’. La sua esclusione non ha giustificazione”.Si basa però, è stato detto dagli organizzatori, sulle sue parole e opinioni espresse in un altro contesto. “Gli è stato proposto di occupare un altro spazio, ma molto signorilmente, a chi oggi gli chiedeva perché avesse rifiutato, De Luca ha risposto: ‘Per motivi personali’”. La scelta di Salerno Letteratura è grave. Come se la spiega? “La Fondazione Gatto ha avuto certamente un peso nel chiedere e ottenere che la prolusione venisse tolta. Io ho letto in integrale l’intervista a un giornale israeliano in cui De Luca ha espresso le sue riflessioni sulla questione israelo-palestinese. Con alcune cose non sono d’accordo, ma con tutta evidenza ritengo che non esistano i presupposti per una tale revoca. Lo avrei capito se De Luca avesse detto ‘appoggio Netanyahu’, ma non c’è nulla di questo. C’è invece la convinzione che non si debba usare la parola ‘genocidio’ nel modo politico polemico in cui viene usata oggi. So che non si può farne solo una questione terminologica, forse è preferibile continuare a riferire la parola genocidio solo all’eliminazione del popolo ebreo nei lager nazisti. Tuttavia la persona simbolo dell’opposizione radicale a Netanyahu in Israele oggi, David Grossman, per molto tempo ha mantenuto questa stessa convinzione. E solo in tempi molto recenti, di fronte agli avvenimenti e alla macelleria quotidiana di Netanyahu, ha detto ‘anche io ora non posso trattenermi dall’usare la parola genocidio di fronte a quello che sta avvenendo a Gaza’. Ma proprio di fronte a queste posizioni è inaccettabile rigettare la presenza di uno scrittore come De Luca, che ciò che ha detto possa essere considerato mostruoso per la coscienza democratica. Questo proprio no, si finisce per additare De Luca come un amico di Netanyahu, è inaccettabile”.Il tema da tutti evocato è quello della libertà di pensiero e di parola. O c’è anche altro in questione? “Penso che i due direttori, Gennaro Carillo e Paolo Di Paolo, abbiano fatto un errore a piegarsi alla richiesta della Fondazione Gatto. E credo che gli errori, che si possono commettere, sia meglio riconoscerli e rimediarli. Ovvio, se faccio un festival invito chi voglio. E la libertà di parola in Italia è un diritto, che ha solo un limite, che purtroppo non vien fatto rispettare: l’apologia di fascismo. Ma proprio il verso scelto di Gatto, ‘Il cuore desto avrà parole’, e inoltre il sottotitolo. ‘Letteratura nei tempi inquieti’ chiede che le parole di un poeta come De Luca abbiano la possibilità di entrare in questi tempi inquieti”. Lei ritiene che sulle parole contestate di De Luca, cioè l’uso dei termini sionismo e genocidio, debba prevalere la libertà di discussione? “Nel dibattito pubblico italiano le voci che giustificano la macelleria di Netanyahu per fortuna mi pare non siano molte. Ci sono invece diversità di riflessioni su come sia possibile trovare una via d’uscita da quella macelleria, una soluzione diversa. Ma ad esempio, con tutta quella parte della sinistra con cui ho condiviso la mia lunga esperienza e militanza la parola d’ordine è sempre stata ‘due popoli due stati’. Ma non sono d’accordo, la soluzione deve essere due popoli due democrazie. Perché se un giorno al posto di Netanyahu ci fosse Hamas, cosa cambierebbe? Hamas ha già dimostrato massacrando non solo i nemici, ma anche i dissidenti interni, per non dire le donne e gli omosessuali impiccati. Tengo a precisare, io sul tema dell’uso del genocidio condivido pienamente quanto detto da Grossman. Ma sono anche cosciente che usare comunemente con un’altra accezione quella parola consente una possibile deriva. Fino ad alcuni anni o decenni fa era coscienza inestirpabile il giudizio su nazismo e fascismo come male assoluto. Ma l’impressione è che oggi questo sia venuto meno”.