HomeRiminiCronacaOmbre sulla spiaggia. Il buco nero delle colonieI resti dei bivacchi, i grandi saloni desolati. Ai piani alti il rifugio degli abusiviGli interni della ex colonia BologneseRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciScheletri forati che ogni tanto fanno capolino tra le vie di Rimini. I buchi scuri che segnano le loro facciate sono le finestre: molte non hanno più vetri e serrande, altre sono murate da lastre di mattoni. Sono questi i luoghi dell’abbandono, testimoni di un passato florido e diventati oggi bivacchi per senza fissa dimora, che non cercano altro che un tetto sotto cui passare la notte. Case vuote, vecchi alberghi e soprattutto le ex colonie che per estati hanno ospitato migliaia di persone venute in Riviera per il mare. Ora invece vuote e silenziose.

Venendo da Riccione, una delle prime sagome che si scorge all’orizzonte è la colonia Bolognese a Miramare: i mattoni rossi che riempiono le sue facciate la rendono tra le più riconoscibili. È grandissima, composta da varie ali unite tra loro da lunghi corridoi esterni. Davanti ci sono spiagge affollate, file di ombrelloni colorati e il vociare dei bambini in riva al mare; ma, girando la testa verso l’edificio, si è inghiottiti da un silenzio irreale. Basta spostare una rete di metallo per entrare nel giardino e camminare dove decenni fa giocavano i bambini. L’erba nel cortile è cresciuta alta e selvaggia; per terra ci sono giochi sbiaditi dal sole, cartacce e spazzatura. Non ci vuole molto per trovare un varco ed entrare all’interno della struttura: su un lato dell’edificio c’è una piccola porta laterale socchiusa, ed è da lì che si apre un grande salone spoglio. A terra sono ammassati materassi logori, borse della spesa e cianfrusaglie varie, lasciate da chi aveva visto nella colonia un ’comodo’ riparo, sia da chi l’ha usata per abbandonarvi rifiuti ingombranti. Negli angoli si notano cartoni di vino vuoti e qualche confezione di tramezzini, testimonianza evidente di un passaggio umano forse neanche troppo lontano nel tempo.