Pavia Dal pieno centro alla periferia nord-ovest di Pavia, perché il condominio Aler dove vive Lorena Arlati verrà trasformato in uno studentato per universitari a soli 9 minuti a piedi dalla sede centrale dell’ateneo. Alla 52enne, disabile e con il supporto della sedia a rotelle, è stato invece proposto un appartamento da sistemare a sue spese in via don Orione (quartiere Vallone) cioè a circa 5 chilometri in auto dal San Matteo e dalla Maugeri, dove la donna è in cura. La nuova abitazione offerta, inoltre, allontanerebbe Arlati da suo figlio, che ha preso casa nella vicina via dei Liguri per assisterla: racconta di essere l’ultima rimasta nel condominio storico a due passi dal Duomo, mentre gli altri inquilini sono stati trasferiti. «Mio figlio è l’unico che può occuparsi di me – racconta la donna – pretendono che mi sposti, ma da qui non mi muovo. Sono sempre stata regolare con l’affitto, che mi hanno anche aumentato. Agli altri inquilini hanno proposto case in ottime condizioni, a me si chiede di entrare in un appartamento da sistemare a mie spese. Piuttosto preferisco che adeguino quello attuale togliendo le barriere architettoniche, cosa che Aler non ha mai fatto nei cinque anni che vivo qui. Ho intenzione di farmi valere».Lo studentato diffusoNella città che secondo l’ateneo ospita circa 20mila universitari fuori sede e dove, in futuro, potrebbero sorgere oltre 1.600 posti in studentato privato, anche Aler (l’ente lombardo per le case popolari) ha fiutato l’occasione e ha annunciato di voler importare a Pavia un progetto già avviato in altre città universitarie: lo studentato diffuso, riconvertendo una quota dei suoi alloggi per destinarli agli universitari. Secondo le informazioni diffuse dall’ente, entro il 2028 verranno trasformati 46 alloggi per creare 170 posti letto tramite fondi del Pnrr: questi verranno affidati a un partner privato che li gestirà per 12 anni, con proventi stimati che superano i due milioni di euro.
Aler la “sfratta” per fare lo studentato per universitari: «Non sono un pacco da spostare»
Parla l’ultima inquilina delle popolari di via Porta Calcinara: saranno una “residenza diffusa”









