Dopo il caso di Martina Oppelli, un'altra donna ha intrapreso il faticoso e doloroso viaggio da Trieste alla Svizzera, per porre fine alle sofferenze causate da una malattia degenerativa. Si chiamava Lucia e non aveva ottenuto dalle autorità sanitarie del Friuli Venezia Giulia l'accesso al suicidio medicalmente assistito. Affetta da una sindrome cortico-basale che le aveva causato un precoce decadimento di alcune aree dell'encefalo, provocandole gravi limitazioni motorie, dolori diffusi e spasmi che richiedevano assistenza continua con terapia farmacologica, l’80enne è morta ieri oltre confine. Oggi in Questura si autodenunceranno gli attivisti che l’hanno accompagnata: il veneziano Matteo D’Angelo e la triestina Antonella Lauvergnac, iscritti a “Soccorso Civile”, l’associazione di cui è presidente Marco Cappato, che insieme a Filomena Gallo dell’associazione Luca Coscioni ha dato voce alla sua battaglia: «Oltre alla sofferenza inflitta dalla malattia, Lucia ha dovuto subire una violenza inflitta dallo Stato italiano»,

I TESTI Sullo sfondo di questo dramma, ieri al Senato il disegno di legge sul fine vita è stato rispedito in istruttoria. Con 88 sì, 59 no e nessun astenuto, l’aula di Palazzo Madama ha accolto la richiesta di rinvio alle commissioni Giustizia e Sanità, con l’obiettivo di apportare delle modifiche. Il rallentamento nazionale potrebbe accelerare l’iniziativa veneta, tanto che da zero le proposte in discussione quest’estate potrebbero diventare addirittura tre. Trapela infatti da Palazzo Ferro Fini che sia in discussione, tra le forze della maggioranza, una limatura di un doppio testo-base elaborato dal gruppo Stefani Presidente proprio su impulso del governatore. Da un lato un progetto di legge statale di iniziativa regionale, dall’altro un progetto regionale vero e proprio. Il primo è il contributo del Veneto al dibattito nazionale, nella convinzione che spetti al Parlamento legiferare su questo argomento, come indicato dalla Corte Costituzionale. Di fronte però agli indugi parlamentari, il secondo è stato immaginato come uno strumento di gestione dell’emergenza in chiave veneta, pur con tutti i limiti fissati dalla Consulta anche dopo la sentenza sulla Toscana. Primo fra tutti: l’impossibilità di prescrivere i tempi entro cui la prestazione deve essere erogata a fronte dei requisiti previsti. I due testi saranno depositati aentro metà giugno, dopodiché procederanno in parallelo al progetto di legge d’iniziativa popolare “Liberi Subito”, che non può essere né emendato in commissione né abbinato ad altri. Il centrodestra sarebbe comunque disponibile alle osservazioni dell’opposizione. Nell’attesa Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale, liquida così la notizia: «Non ne so niente».