TRIESTE - È stato faticoso l'ultimo viaggio di Lucia, l'ottantenne affetta da una rara patologia neurodegenerativa, che da Trieste ha raggiunto la Svizzera per effettuare il suicidio assistito. Aveva deciso di intraprenderlo nonostante gli spasmi e i dolori costanti, in seguito al diniego della sanità del Friuli Venezia Giulia alla pratica che aveva avviato anche in Italia. La donna è morta oggi, mercoledì 3 giugno.
Il viaggio A darne notizia è l'associazione Luca Coscioni che precisa che la donna è stata accompagnata in Svizzera dagli attivisti di Soccorso Civile, l'associazione per le disobbedienze civili sul fine vita di cui è responsabile legale Marco Cappato, proprio come Martina Oppelli. I disobbedienti civili hanno fatto sapere che si autodenunceranno in Questura a Trieste. In giornata terranno anche una conferenza stampa. La malattia La donna, si legge in una nota, «era affetta da una degenerazione cortico-basale, una rara malattia neurodegenerativa progressiva, incurabile, che determina un precoce decadimento di alcune aree dell’encefalo». A causa della malattia, Lucia aveva gravi limitazioni motorie, dolori diffusi e spasmi. Ma soprattutto non poteva più svolgere alcun tipo di attività senza l’assistenza continuativa dei suoi caregiver. Assumeva una corposa terapia farmacologica, la cui sospensione o interruzione avrebbe determinato sofferenze intollerabili. Lucia, «dopo anni di sofferenza e visto il progressivo peggioramento delle sue condizioni», continua la nota, «aveva così deciso di avviare contestualmente il percorso per accedere al suicidio medicalmente assistito sia in Svizzera che in Italia».Il viaggio in Svizzera «sarebbe stato lungo e doloroso per lei, nelle sue condizioni, così ad agosto 2025 aveva chiesto la verifica delle condizioni per poter accedere legalmente alla morte volontaria assistita in Italia, sulla base della sentenza 'Cappato-Antoniani' 242/2019 della Corte costituzionale». Dopo una «celere attivazione da parte di ASUGI con le visite della commissione medica, a novembre, arriva però il diniego: Lucia non sarebbe stata - secondo ASUGI - dipendente da trattamenti di sostegno vitale, nonostante la documentazione medica attestasse il contrario». A quel punto, a marzo 2026, assistita dal team legale dell’Associazione Luca Coscioni, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Lucia aveva presentato una diffida ad adempiere ad ASUGI chiedendo di rivalutare le sue condizioni e interpretare il trattamento di sostegno vitale come inteso dalla Corte costituzionale nelle recenti sentenze 135/2024 e 66/2025, che aveva chiarito che i “trattamenti di sostegno vitali” includono la totale dipendenza dall’assistenza continuativa da parte dei caregiver per l’espletamento delle attività quotidiane perché, in sua assenza, la persona non potrebbe sopravvivere, così come la terapia farmacologica somministrata per la stipsi.Nonostante le nuove visite domiciliari effettuate da ASUGI, Lucia, dopo 10 mesi dalla sua prima richiesta, si spiega nel comunicato, «non ha più ricevuto alcuna comunicazione da parte di ASUGI: né la nuova relazione medica né il nuovo parere del comitato etico. Non volendo aspettare altro tempo in condizioni di sofferenza per lei intollerabile, ha quindi deciso di andare in Svizzera per accedere al suicidio assistito». È il secondo caso dopo quello di Martina Oppelli, che ha ricevuto il medesimo trattamento dalla Regione Friuli-Venezia Giulia. «Oltre alla sofferenza inflitta dalla malattia, Lucia ha dovuto subire una violenza inflitta dallo Stato italiano. Chiediamo che sia fatta giustizia», hanno dichiarato Marco Cappato, e Filomena Gallo, rispettivamente tesoriere e segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni.











