Dopo il caso di Martina Oppelli, un'altra persona, Lucia, ha scelto il faticoso e doloroso viaggio verso la Svizzera per porre fine alle sofferenze causate da una malattia degenerativa. Anche Lucia, come era accaduto per Martina, non aveva ottenuto dalle autorità sanitarie del Friuli Venezia Giulia l'accesso al suicidio medicalmente assistito.
E ora, come era accaduto in precedenza, Marco Cappato e altri dell'associazione Luca Coscioni e dei Disobbedienti civili, si autodenunceranno, ancora una volta, alla Questura di Trieste. Lucia è morta oggi, era affetta da una patologia neurodegenerativa che, secondo la Luca Coscioni, la poneva "nelle condizioni per poter ottenere in Italia il suicidio medicalmente assistito": una degenerazione cortico-basale, rara malattia neurodegenerativa progressiva, incurabile, che determina un precoce decadimento di alcune aree dell' encefalo che le causavano gravi limitazioni motorie, dolori diffusi e spasmi. Lucia non poteva più svolgere alcun tipo di attività senza l'assistenza continuativa dei caregiver e assumeva una corposa terapia farmacologica. "Potevano farmelo fare in ospedale invece di farmi fare tutta questa strada" ha detto la donna prima di raggiungere la Svizzera in auto, accompagnata dalla musica di Eros Ramazzotti Con lei, per l'ultimo viaggio, c'erano gli attivisti di Soccorso Civile, l'associazione per le disobbedienze civili sul fine vita di cui è responsabile legale Marco Cappato, che assiste le persone in determinate condizioni che hanno deciso di porre fine alle proprie sofferenze all'estero.











