HomeEsteriLa maledizione del Libano: “Guerra cronica, vite sospese. L’ansia passa di padre in figlio”Dalla crisi economica ai conflitti, ultimi sette anni tragici. La cooperante Aloma Garcia Grau, direttrice WeWorld Libano: “Non sanno se ricostruire la propria casa, li salva il senso dell’umorismo”Esplosioni in LibanoRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 4 giugno 2026 – La guerra dell’ultima ora e quella cronica, in un ciclo infinito. Sembra una storia di espiazione, la maledizione di una terra che dovrebbe avere gli occhi del mondo addosso e invece non interessa ai radar internazionali. Le truppe israeliane avanzano nel territorio meridionale libanese, Hezbollah risponde con il lancio di razzi e attacchi contro postazioni e veicoli militari. Già sentito, e allora? Roba dell’altro secolo. Sfumare, voltare pagina. Ma a Sud la situazione umanitaria si fa sempre più drammatica, tra centinaia di migliaia di sfollati e intere comunità intrappolate nelle aree più calde.

Aloma Garcia Grau, spagnola, direttrice paese WeWorld Libano

“Pietà per la nazione divisa in frammenti, in cui ogni frammento si considera una nazione” scriveva Kahlil Gibran nella prima metà del ‘900. Niente è cambiato. Il Libano non trova pace, ripete al margine di altre guerre il paradosso di una quotidianità che si ostina a sopravvivere fra le bombe. È possibile la vita su una polveriera geopolitica? “Un giorno è miele, un giorno è cipolla (Yawm ‘asal, yawm basal) ripete la gente della terra dei cedri che continua a imparare la rassegnazione ai margini dell’attenzione mediatica. Aloma Garcia Grau, spagnola, direttrice paese WeWorld Libano, cerca di trovare il lato buono: “I libanesi hanno un gran senso dell’umorismo, scherzano sempre su tutto”.